Articolo taggato “sardegna”

    

  
  
  
  
    
Dall' Idea Bizzarra del nostro sindaco Walter Marongiu,
vuoi per passione al suo paese Natale,
vuoi per coinvolgere attivamente tutta la popolazione,
organizza una grande Festa!!
Il Castello Siviller,
antico Marchesato compie 600 anni di storia.
Quale iniziativa piu' originale se non rappresentarlo
con i veri costumi di un tempo
realizzati dagli stessi partecipanti,
fantomatici marchesi improvvisati con amore che
per tutto il mese di ottobre 2015 metteranno in risalto usanze,
musiche , ed esposizioni di lavori propri,
per ricordare le origini seppur lontane di questo
Bellissimo e antichissimo edificio,
con l'invito espressamente rivolto ai vari gruppi folcloristici
dei nostri luoghi che hanno aderito con grande gioia ,
regalando la stessa presenza a questo evento straordinario.
E che dire, di un gruppo affiatato di amici,
tra cui musicisti dello stesso paese che hanno curato
in paticolar modo tutto il rito musicale ..
I tamburelli che si odono per le strade 
sono espressamente disegnati dal Maestro Federico Vacca che
con soddisfazione e passione ha esercitato 
le prove per giornate intere con i suoi allievi
supportando l'accompagnamento.

Dalla curiosita' piu' fervida della gente incantata
per quanto ricreato semplicemente
lascio la storia di questi 600 anni di Marchesato
con quella riprodotta dallo stesso sindaco
nel sito del comune e qualche foto simbolica
di queste giornate fantastiche di immaginazione
verso tempi ormai trascorsi ma ancora degni di ricordo.


Castello Siviller
Situata al centro del paese, la "Casa Forte degli Alagon",
meglio nota come "Castello Siviller", 
rappresenta un raro esempio di architettura civile e militare in Sardegna.
Fu costruito nel 1415
per volontà di Giovanni Sivilleris (doganiere del Castello di Cagliari
e procuratore reale, nominato feudatario del paese il 27 ottobre 1414),
su autorizzazione dell'arcivescovo di Cagliari, Pietro III Spinola,
sulle rovine della chiesa parrocchiale di Santa Maria,
al fine di proteggere la zona dalle incursioni dei ribelli arborensi,
superstiti della guerra tra gli Arborea e gli Aragona durata oltre cinquanta anni.
Esso è il simbolo della rinascita del paese perchè prima della sua costruzione Villasor
era uno dei tanti paesi della decadente curatoria di Gippi.

Il suo aspetto risente ancora delle forme dei castelli medievali,
ma le sue dimensioni e le sue caratteristiche costruttive,
modificate attraverso i secoli,
gli conferiscono le sembianze di una residenza emergente nel contesto del centro 
La struttura presenta una pianta a forma di "U",
ma sembra che originariamente fosse presente un'altra ala simile a quella odierna e ad essa affiancata.
Le mura presentano alle sommità delle merlature guelfe.
Sono presenti delle finestre a cortina che ingentiliscono il severo edificio sul prospetto.

Sopra il portale principale è scolpito uno stemma di forma circolare
sormontato dalla corona marchionale.
Esso raffigura, nella metà di sinistra, sei palle,
arma della famiglia dei Da Silva, 
sovrapposte all'albero sradicato simbolo del Giudicato Arborense, e,
nella metà di destra, i pali, stemma del regno di Aragona,
e una torre alata rappresentante la famiglia Alagon.
Lo stemma sembrerebbe appartenere al casato degli Alagon Arborea De Silva,
cioè alla famiglia erede della fusione, avvenuta agli inizi del 1700,
tra il casato degli Alagon (illustre famiglia della Sardegna del 1400,
a cui aveva appartenuto, per matrimonio,
la figlia di Giovanni Sivilleri, Isabella) ed il casato dei De Silva,
con il matrimonio tra Emanuela Alagon,
marchesa di Villasor e Giuseppe De Silva Fernandez de Cordoba, conte di Cifuentes.

Nel corso della storia,
a seguito dell'abolizione del feudalesimo,
l'edificio è stato adibito a diversi usi: caserma, prigione,
sede scolastica, per essere infine abbandonato e destinato
a semplice rimessa agricola da parte dei proprietari.

La fortezza è stata acquisita al patrimonio comunale
solo nel 1991 e da quel momento, sottoposta a diverse opere di restauro,
è stata oggetto di rivalutazione da parte degli amministratori locali.

Attualmente le sale del piano terra sono sede della biblioteca comunale 
e spesso ospitano mostre e convegni. 
In un locale adiacente ha sede la sala di riunione del Consiglio Comunale, 
adibita per le occasioni a sala di celebrazione dei matrimoni civili o di incontri
di natura socio-culturale, organizzati dal Comune o da privati,
su autorizzazione comunale. piano superiore

Le sale del piano superiore attualmente non sono utilizzate,
ma è intenzione dell'amministrazione comunale destinarle ad usi 
che possano permettere una rivalutazione della fortezza 
e dell'intero territorio comunale, in termini culturali ed economici.

Il cortile esterno e quello interno all'edificio 
vengono spesso utilizzati per ospitare manifestazioni culturali
(concerti, rappresentazioni). 
Sono possibili visite ai locali previo contatto* con il Comune di Villasor.
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Con occhi di scherzo, la descrizione pittoresca di una scrittrice nativa.. me medesima!! A tutti i compaesani e gli ospiti: BENVENUTI! BENTORNATI! BENTROVATI…

Se vi capita di venire a San Sperate……. (CA)….

I muri non passeranno certo inosservati e nemmeno la gente… Si, perche’ noi, tra artisti e poeti ci definiamo “il” PAESE MUSEO……

Non lamentatevi se di pitture costose facciamo MURALES, noi copriamo le SCULTURE… Eh!!…..

A chi per invidia dice che siamo rimasti all’eta’ della pietra, rispondiamo che la pietra la sentiamo parlare…

E i parrucchieri non sanno che farne delle forbici, la coda di cavallo maschile fa parte dell’immagine storica.

Ogni scritta ha un perche’, se son pitturati anche le suore… Ci piace fermare le immagini sulle pareti e raccontare le storie… “Avemo fatto pure er giornalino” E con “Cuncambias” semo tutti famosi!!

Don Vito non ha il numero civico a casa…vi e’ scritto “sa domu e su Predi”!!

“seusu propriu Togusu” LA MASCHERA recita.. localita’ APOAC… e I BECCIUSU POTTANTA I SU SCANNUSU!! VAI GIULIO!!!! MIMMO suona la fisarmonica seziu in “SA RUXI” E LUCIU accabbada su pressiu lad e Ponti Becciu!

ATTENTI A NON SBATTERE ” LA CUBEDDA”!! I PORTONI SONO FINTI… I Pali e le Strade…COLORI PRIMARI “una passada” ragazzi! Seusu “TRUPPU MACCUSU”! LA CONDIZIONE.. S’IDDU PERMITTIDI!

comunque…

SE VENITE A SAN SPERATE… ANDATE DA COLLU…”PAPPAISIDDA SA PADRUEDDA”, LA VOGLIONO TUTTI! A S’ESSIDA.. VIA DI CORSA!!! Ci potrebbe essere “TRATTACASU” La vendetta e il ricordo.

Abbiamo preparato con amore questa fantastica Sagra che da anni ci appartiene, vi aspettiamo per degustare i nostri prodotti vivendo la magia dell’arte che da sempre nel tempo ci rappresenta in Sardegna.

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Tra le smorfie degli scogli piu’ assolati,
rimango estasiata dalla piu’ celeste solitudine.
Non mi faccio certo una colpa di non essere compatibile con questo mondo…
Detesto ogni moda, provo schifo per la superficialita’ che mi circonda.
Ribrezzo per tutti e chi vuole manipolare l’unica risorsa umana che ci rimane per ricominciare:
Lo Spirito.
Mi sento decisamente speciale , forse e’ meglio che nessuno  capisca, ne oda questa strana  atmosfera davanti al mare…
Il mare : ogni segreto gli si puo’ raccontare, e’ come se Dio mi si sedesse a fianco e mi ascoltasse in silenzio… Tutte le volte..
Questa immensa percezione d’amore che arriva dal silenzio..
Guardando l’orizzonte che inghiotte il sole chiamandolo Tramonto…

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Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare
perché mi porto un dolore che sale, che sale…
Si ferma sulle ginocchia che tremano, e so perchè…

E non arresta la corsa, lui non si vuole fermare,
perché è un dolore che sale, che sale e fa male…
Ora è allo stomaco, fegato, vomito, fingo ma c’è

E quando arriva la notte
e resto sola con me
La testa parte e va in giro
in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti
si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci,
l’amore continuerà…

Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare
Ma c’è il dolore che sale, che sale e fa male…
Arriva al cuore lo vuole picchiare più forte di me

Prosegue nella sua corsa, si prende quello che resta
Ed in un attimo esplode e mi scoppia la testa
Vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c’è

E sale e scende dagli occhi
il sole adesso dov’è?
Mentre il dolore sul foglio è
seduto qui accanto a me

Che le parole nell’aria
sono parole a metà
Ma queste sono già scritte
e il tempo non passerà

Ma quando arriva la notte, la notte
e resto sola con me
La testa parte e va in giro
in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti
si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci,
l’amore poi continuerà…

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dopo la sorpresa di Alessandra  (blog musicamore)
con un mega articolo dedicatomi : “LA CENA DELL’ARTISTA”
vedi link
http://musicamore.blog.tiscali.it/2012/11/13/la-cena-dellartista/

un post che valorizza il mio ultimo impegno nel sociale , dove lascio un pensiero profondo alla mia Sardegna dedicandomi da lontano allo riscoprire i  sapori, l’arte , e i profumi dei miei luoghi con gli abitanti del Trentino.
Un pezzo di cuore trasportato in valigia .

Un locale chiamato  “Al parco la pavoncella”
con logo che simboleggia Buonaugurio
Un impronta stile rustico che vuole rappresentare per primo il calore della nostra ospitalita’  tipica isolana da tramandare.

Stasera posso aprire il mio piccolo sipario
Davanti a “l’ occhio di bue” un inchino di ringraziamento.
La cucina cattura emotivamente il nostro stato mentale quanto la musica, solo chi sa trasmettere il risultato delle sue sommate emozioni  ottiene grandi risultati.
Come il colore della voce viaggia nell’animo di ognuno anche  quello delle pietanze della mia terra, disegna fraseggi  nel palato, legati di gusto e sincope di passione.
In questi mesi  ho coltivato altri germogli che  con il tempo sapranno, paralleli ,come righi  su un pentagramma prendere portamento , creare armonie e intensa  poesia.

La mia pagina  PUBBLICA facebook   http://www.facebook.com/#!/alparco.lapavoncella
in tre mesi di duro lavoro ha raccolto 450 iscritti

CHI VOLESSE VENIRE A TROVARCI:

 RISTORANTE PIZZERIA   AL PARCO LA PAVONCELLA
VIA RAVAGNI,7 38060 ISERA (TN)    Tel 0464/013910

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La troppa siccita’ sta sconvolgendo il nostro patrimonio paesaggistico.
Gli animali si contendono il poco cibo rimasto con il bestiame del posto.
I cavallini della giara fanno parte del nostro territorio. 
Ci  hanno fatto  vivere da bambini  quel  senso di paradiso che dovrebbe rimanere tesoro di tutti.
Era la mia prima media , quando con  i miei compagni ci ritrovammo a condividere l’amore di questi meravigliosi animali tra campi e selvaggia realta’.
La dove i fiori nascono da soli e colmano di colore  la pianura tra i sassi .
Qui dove la cavalcata libera  diventa esigenza dello spirito.
La carezza ai crini  rivela una complicita’ unica  tra uomo e puledro.
La dolcezza …, inestimabile armonia  dei luoghi  si dissolve tra i pensieri miei
S’appiglia  al conforto per la salvezza di un profumo inconfondibile  di vita  riservata a chi sente  la naturale essenza  di verginita’ opposta .
Salviamo i cavallini  per interrompere  la fine  di una bellezza impagabile, introvabile.
Con loro salviamo  anche noi dall’ aridita’ profonda di un deserto  interiore, povero di speranze quotidiane.

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Tue mas’ incantada  in gusta notte luminosa
de istellas coronada,  e sa luna chiaccherada
balla balla che una foza in brazzu a gustu entu.
S’anima mia esti in trumentu
tue mas’incantada..

Notte luminosa de istellas coronada
No s’ intenden sos mùilos de su entu
Tue ben assentada mòvidas de una fada
Cun s’ ojada sola m’ istrinas appentu
Deo so su entu tue che foza
Ballend’ enis in brazos mios

Sa conca a pala mujada
Subra su tuju tou b’ est salenu meu
Pesa sas laras tua bellas
Durches che-i su mele subra sas mias
Balla, balla che una foza
In brazos de su entu…
Balla, balla che una foza
In brazos de su entu, balla pro me

Notte luminosa de incantos ammajada
Si tremet s’ anima mia in turmentu
Tue mas incantada t’ est bastada cuss’ ojada
Intro de sas venas unu foga est tentu
Tue ses su entu deo che foza
Ballende in sos brazos tuos

Sa conca a palas mujada….

…..Balla, balla che una foza

fogu mi curret in sas venas
E subra sa carena sa ucca tua
Ses passione verdadera in oras de durcura,ammajudu meu

Notte luminosa, b’ est sa luna chi accherada
Bettat undas de lugore in cust’ appentu
Tui m’as incantada t’ est bastada cuss’ ojada
Intro des sas venas unu fogu est tentu (M.LUISA CONGIU)

               TRADUZIONE

Notte luminosa coronata di stelle
non si sentono i mulinii del vento
tu ben vestita,movenze di una fata
con una sola occhiata mi dai svago
io sono il vento,tu come la foglia
ballando tra le mie braccia

La testa piegata sulle spalle
sopra il collo tuo c’è il mio respiro
alza le tue belle labbra
dolci come il miele sopra le mie
balla,balla come una foglia
tra le braccia del vento..
balla,balla come una foglia
tra le braccia del vento,balla per me

Notte luminosa,ammaliata d’incanto
trema l’anima mia in tormento
tu mi hai incantato,ti é bastata quell’occhiata
dentro le vene un fuoco é acceso
tu sei il vento,io come la foglia
ballando tra le tue braccia

La testa piegata sulle spalle…

balla,balla come una foglia….

Fuoco mi scorre nelle vene
sopra il viso,la bocca tua
sei passione vera in ore di dolcezza,incanto mio

Notte luminosa, c’è la luna affacciata
lancia onde di splendore in questo gioco
tu mi hai incantata,ti è bastata quell’occhiata
dentro le vene un fuoco è acceso

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La sardegna e’ la regione piu’ antica d’Italia.
E’ veramente affascinante riscoprire il significato e i nomi dei luoghi comuni che riferiscono abitudini sucessive, quasi superflue nel far caso a tanta bellezza .
La porta D’argento e’ il nome tradotto del Gennargentu, picco piu’ alto dell’isola, cui significato viene attribuito al colore roccioso predominante.

le rocce più antiche si formarono agli inizi dell’era Paleozoica (570-225 Ma) nel periodo Cambrico (570-500 Ma), per accumulo di sedimenti sui fondali marini profondi.
La struttura di queste rocce subì una metamorfosi dovuta alle elevate temperature dei magmi e alle gigantesche pressioni legate ai movimenti della crosta terrestre, per questo sono chiamate rocce metamorfiche.
Le rocce metamorfiche del periodo Cambrico (arenarie, calcari, dolomie, scisti) sono visibili nelle zone del Sulcis-Iglesiente (sud ovest dell’isola).
Queste zone furono le prime terre emerse della Sardegna e dunque hanno un’età di circa 600 Ma.
Compreso il famosissimo Pan di zucchero.
Nasce il Gennargentu
nei periodi successivi, Silurico (435-395 Ma) e Devonico (395-345 Ma) si formarono le rocce metamorfiche scistose del massiccio del Gennargentu.
Cosi anche il granito,nel Carbonifero (345-280 Ma) imponenti masse di roccia fusa fuoriuscirono attraverso la crosta terrestre consolidandosi però sempre nel sottosuolo: si formarono i graniti che costituiscono la vera ossatura geologica della Sardegna….
Nascono i Toneris e il  Supramonte
nell’era Mesozoica, nei periodi Triassico (225-190 Ma) e Giurassico (190-136 Ma) le terre emerse della Sardegna furono nuovamente sommerse dal mare: sui fondali, a grandi profondità, si depositò una gran quantità di sedimenti carbonatici.
Nacquero così i vasti e spessi depositi di sedimenti calcarei che poi riemersero dando origine alle spettacolari formazioni dei tacchi e dei toneri della Barbagia (NU), del Sarcidano (NU) e dell’Ogliastra (NU).
Nel Cretaceo (136-65 Ma) si formarono i calcari del Supramonte di Oliena (NU), del Golfo di Orosei (NU) e quelli della Nurra-CapoCaccia (SS).

La Sardegna diventa un’isola
fra il Cretaceo medio e l’Oligocene si formano i depositi vegetali nella zona del Sulcis (CA) che si trasformeranno nel tempo in lignite (un tipo di carbone fossile).
Nell’Oligocene (38-26 Ma) per un complesso evento tettonico (l’orogenesi alpina) nacquero le Alpi, l’Appennino, i Pirenei, la catena dell’Atlante.
La Sardegna e la Corsica, che fino a quel momento erano saldate alla massa  continentale, si staccarono dal resto del continente e, spostandosi in senso rotatorio antiorario, andarono a collocarsi nella posizione attuale al centro del Mediterraneo Occidentale.
Nel Miocene (26-5.2 Ma) una vasta zona dell’isola fu nuovamente invasa dal mare: la crosta terrestre si distese e si formò una fossa (la Fossa Sarda), estesa dal Golfo dell’Asinara al Golfo di Cagliari, che fu invasa dal mare.

successivamente … Il vulcanismo del Pliocene
nel Pliocene (5.2-1.8 Ma) sprofondò la parte di suolo nella quale oggi si trova la piana del Campidano.
Fu quello un periodo di intensa attività vulcanica riscontrabile nelle vaste colate basaltiche della Nurra (SS), dell’Anglona (SS), del Logudoro-Meilogu (SS), della Planargia (NU), della Marmilla (CA) e del Sulcis (CA).

nel Pleistocene (1.8-0.01 Ma) la fossa tettonica del Campidano (CA; OR) fu colmata dai detriti alluvionali trasportati dai fiumi che sfociavano in quel mare.
Sempre nel Pleistocene (1.8-0.01 Ma) ci furono diverse variazioni della linea di costa, in seguito all’avanzare e al regredire dei ghiacci che modellarono  il profilo  costiero dell’isola formando cosi definitivamente anche il campidano.

Infondo la storia ci racconta…,
ma  trascorrere tutta l’antichita’ in un solo istante  sul pendio , alla pari di un’ aquila reale ad un
palmo da gli occhi  e’ un miracolo di vita percorsa.

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Con un click  per caso,  ho portato in alto la Bandiera che ho sempre onorato e la mia citta’ Natale.
Il Giornale locale di Isera (TN) in un articolo corrispettivo ad un’intervista e correlata foto in alto, ha rivolto apprezzamenti e lode alla cucina sarda, alle nostre ceramiche artigianali famosissime, alla musica, alle tradizioni nei disegni adottati inquanto curiosi e originali , arcani misteri della storia.
E’ sicuramente emozionante far caso ad una  cosi importante considerazione data da un’altra regione…
Mi piace pensare che il Trentino abbia dedicato un pensiero alla Sardegna in queste righe relazionate  con affetto.
Sono felice di rimanere sempre umile in ogni scelta che faccio e di arrivare lontano, o per meglio dire, dritta al cuore di molti destando una sincera impressione della mia persona , rendendo interessante cio’ in cui credo anche agli occhi degli altri .
In qualcuno ripongo fiducia, una fiducia che sento calda nella penna che racconta la storia di un’isolana approdata senza pretese in una provincia  ricca di proposte .
Una pagina che dedica spazio al mio tempo trascorso in cucina a ritrovare  i sapori dei miei luoghi regalando le mie fatiche con gusto armonia e atmosfera famigliare.
Non ho voluto cravatte ne divise importanti per non limitare l’accoglienza ad una superflua apparenza.
L’ingresso al mio locale vuole essere un mezzo d’incontro e un’ allegra serata trascorsa tra amici.
Per questo ringrazio la redazione di “ISERA IN UN CLICK” per aver contrubuito al mio messaggio di semplicita’ attraverso le foto del trimestrale e poter rendere riconoscenza avendo cura del loro gesto manifestando stima nelle altrettante righe che lascio qui.

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Perche’ si parte dal presupposto che ricchezza  sta per Felicita’?
E’ un sinonimo errato,  pieno di lacrime.
Un prosecco , due calici, una villa da sogno completamente  illuminata a giorno da decine e decine di faretti sul prato, un  panorama  fantastico la notte, la musica e’ alta , confonde ogni emozione .
Il legno pronuncia il suo deciso profumo , si racconta  tra bollicine e  il colore paglierino.
Dammi la spiegazione della mia ricca infelicita’, dove non si e’ persa la materia ho trovato solitudine , l’odore acre del denaro sporco fa puzzare i  miei vestiti di tristezza.
Aiutami a ritrovare  quella liberta’ che solo in un posto sento con poco, solo laggiu’ mi sento pieno ,
Solo in Sardegna ritrovo me stesso nello spirito , e dentro esplodo di energia, un’energia strana , quasi irreale ma forte .
Voglio vivere davanti al mare , camminare a piedi nudi sull’acqua e ritrovarmi  felice senza un motivo, solo perche’ lo sento dentro.

L’amore non muore mai di morte naturale. Muore per abbandono, per cecità, per indifferenza, per averlo dato per scontato, per inanità, per non essere stato coltivato. Le omissioni sono più letali degli errori consumati.

Mi piacciono le persone che lasciano il segno. Non cicatrici. Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio. Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.
 Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore… sono quelle che mai se ne andranno perchè quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.

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