Archivio della categoria “Città del mondo”

    

 

  
  
  
  
  
  
   
   
  
Maestoso e' il Titolo di uno splendido traguardo raggiunto 
dall' Incantevole Fortezza che scorge all'ingresso
di un Paese del Campidano "Villasor" (CA).
In questo Luogo magico, quanto Storico 
Sabato 14 Maggio 2016
e' stata finalmente commemorata una splendida cerimonia nella quale
ha Rintonato la tromba a suon d'annuncio del vero e proprio riconoscimento.
E fu qui che "Il Gruppo Castello siviller"
"Marchesato" di Villasor, Risplendette di Fervide e Imponenti vesti ,
dai velluti di un tempo, ricomponendo personaggi e la stessa storia.
Dai Musici alle Danze, ho Potuto rivivere di persona
lo splendore di questo toccante e infinito periodo medioevale -rinascimentale.
Dopo i preparativi al cammino e il memorabile convegno
"Il Gruppo Castello Siviller" Marchesato di Villasor,
sostenuto dalle autorita' comunali culturali
ha recitato le parti meravigliose quanto nobili di espressioni
uniche, eleganti e suggestive.
E' Festa! mentre il Nastro rosso viene inciso all'Apertura 
di un patrimonio da preservare e conservare.
E in allegato scorrono le foto emozionanti 
di questo giorno, per noi d'orgoglio e memoria.
E' dovuto il Ringraziamento Ufficiale a tutti i partecipanti
quanto ideatori, nonche' al popolo entusiasta.
E nel ricordarvi che per momenti meravigliosi ,gli stessi 
possono essere contattati ed intervenire ai vostri eventi speciali
rivolgendosi a questo numero  tel 347/3500383 a Nome del Maestro Federico Vacca.
Speriamo con quest' articolo di avervi allietato l'animo di sorpresa autorevole
e personaggi ricordati ai posteri con rispetto e umilta'.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dall' Idea Bizzarra del nostro sindaco Walter Marongiu,
vuoi per passione al suo paese Natale,
vuoi per coinvolgere attivamente tutta la popolazione,
organizza una grande Festa!!
Il Castello Siviller,
antico Marchesato compie 600 anni di storia.
Quale iniziativa piu' originale se non rappresentarlo
con i veri costumi di un tempo
realizzati dagli stessi partecipanti,
fantomatici marchesi improvvisati con amore che
per tutto il mese di ottobre 2015 metteranno in risalto usanze,
musiche , ed esposizioni di lavori propri,
per ricordare le origini seppur lontane di questo
Bellissimo e antichissimo edificio,
con l'invito espressamente rivolto ai vari gruppi folcloristici
dei nostri luoghi che hanno aderito con grande gioia ,
regalando la stessa presenza a questo evento straordinario.
E che dire, di un gruppo affiatato di amici,
tra cui musicisti dello stesso paese che hanno curato
in paticolar modo tutto il rito musicale ..
I tamburelli che si odono per le strade 
sono espressamente disegnati dal Maestro Federico Vacca che
con soddisfazione e passione ha esercitato 
le prove per giornate intere con i suoi allievi
supportando l'accompagnamento.

Dalla curiosita' piu' fervida della gente incantata
per quanto ricreato semplicemente
lascio la storia di questi 600 anni di Marchesato
con quella riprodotta dallo stesso sindaco
nel sito del comune e qualche foto simbolica
di queste giornate fantastiche di immaginazione
verso tempi ormai trascorsi ma ancora degni di ricordo.


Castello Siviller
Situata al centro del paese, la "Casa Forte degli Alagon",
meglio nota come "Castello Siviller", 
rappresenta un raro esempio di architettura civile e militare in Sardegna.
Fu costruito nel 1415
per volontà di Giovanni Sivilleris (doganiere del Castello di Cagliari
e procuratore reale, nominato feudatario del paese il 27 ottobre 1414),
su autorizzazione dell'arcivescovo di Cagliari, Pietro III Spinola,
sulle rovine della chiesa parrocchiale di Santa Maria,
al fine di proteggere la zona dalle incursioni dei ribelli arborensi,
superstiti della guerra tra gli Arborea e gli Aragona durata oltre cinquanta anni.
Esso è il simbolo della rinascita del paese perchè prima della sua costruzione Villasor
era uno dei tanti paesi della decadente curatoria di Gippi.

Il suo aspetto risente ancora delle forme dei castelli medievali,
ma le sue dimensioni e le sue caratteristiche costruttive,
modificate attraverso i secoli,
gli conferiscono le sembianze di una residenza emergente nel contesto del centro 
La struttura presenta una pianta a forma di "U",
ma sembra che originariamente fosse presente un'altra ala simile a quella odierna e ad essa affiancata.
Le mura presentano alle sommità delle merlature guelfe.
Sono presenti delle finestre a cortina che ingentiliscono il severo edificio sul prospetto.

Sopra il portale principale è scolpito uno stemma di forma circolare
sormontato dalla corona marchionale.
Esso raffigura, nella metà di sinistra, sei palle,
arma della famiglia dei Da Silva, 
sovrapposte all'albero sradicato simbolo del Giudicato Arborense, e,
nella metà di destra, i pali, stemma del regno di Aragona,
e una torre alata rappresentante la famiglia Alagon.
Lo stemma sembrerebbe appartenere al casato degli Alagon Arborea De Silva,
cioè alla famiglia erede della fusione, avvenuta agli inizi del 1700,
tra il casato degli Alagon (illustre famiglia della Sardegna del 1400,
a cui aveva appartenuto, per matrimonio,
la figlia di Giovanni Sivilleri, Isabella) ed il casato dei De Silva,
con il matrimonio tra Emanuela Alagon,
marchesa di Villasor e Giuseppe De Silva Fernandez de Cordoba, conte di Cifuentes.

Nel corso della storia,
a seguito dell'abolizione del feudalesimo,
l'edificio è stato adibito a diversi usi: caserma, prigione,
sede scolastica, per essere infine abbandonato e destinato
a semplice rimessa agricola da parte dei proprietari.

La fortezza è stata acquisita al patrimonio comunale
solo nel 1991 e da quel momento, sottoposta a diverse opere di restauro,
è stata oggetto di rivalutazione da parte degli amministratori locali.

Attualmente le sale del piano terra sono sede della biblioteca comunale 
e spesso ospitano mostre e convegni. 
In un locale adiacente ha sede la sala di riunione del Consiglio Comunale, 
adibita per le occasioni a sala di celebrazione dei matrimoni civili o di incontri
di natura socio-culturale, organizzati dal Comune o da privati,
su autorizzazione comunale. piano superiore

Le sale del piano superiore attualmente non sono utilizzate,
ma è intenzione dell'amministrazione comunale destinarle ad usi 
che possano permettere una rivalutazione della fortezza 
e dell'intero territorio comunale, in termini culturali ed economici.

Il cortile esterno e quello interno all'edificio 
vengono spesso utilizzati per ospitare manifestazioni culturali
(concerti, rappresentazioni). 
Sono possibili visite ai locali previo contatto* con il Comune di Villasor.
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Con occhi di scherzo, la descrizione pittoresca di una scrittrice nativa.. me medesima!! A tutti i compaesani e gli ospiti: BENVENUTI! BENTORNATI! BENTROVATI…

Se vi capita di venire a San Sperate……. (CA)….

I muri non passeranno certo inosservati e nemmeno la gente… Si, perche’ noi, tra artisti e poeti ci definiamo “il” PAESE MUSEO……

Non lamentatevi se di pitture costose facciamo MURALES, noi copriamo le SCULTURE… Eh!!…..

A chi per invidia dice che siamo rimasti all’eta’ della pietra, rispondiamo che la pietra la sentiamo parlare…

E i parrucchieri non sanno che farne delle forbici, la coda di cavallo maschile fa parte dell’immagine storica.

Ogni scritta ha un perche’, se son pitturati anche le suore… Ci piace fermare le immagini sulle pareti e raccontare le storie… “Avemo fatto pure er giornalino” E con “Cuncambias” semo tutti famosi!!

Don Vito non ha il numero civico a casa…vi e’ scritto “sa domu e su Predi”!!

“seusu propriu Togusu” LA MASCHERA recita.. localita’ APOAC… e I BECCIUSU POTTANTA I SU SCANNUSU!! VAI GIULIO!!!! MIMMO suona la fisarmonica seziu in “SA RUXI” E LUCIU accabbada su pressiu lad e Ponti Becciu!

ATTENTI A NON SBATTERE ” LA CUBEDDA”!! I PORTONI SONO FINTI… I Pali e le Strade…COLORI PRIMARI “una passada” ragazzi! Seusu “TRUPPU MACCUSU”! LA CONDIZIONE.. S’IDDU PERMITTIDI!

comunque…

SE VENITE A SAN SPERATE… ANDATE DA COLLU…”PAPPAISIDDA SA PADRUEDDA”, LA VOGLIONO TUTTI! A S’ESSIDA.. VIA DI CORSA!!! Ci potrebbe essere “TRATTACASU” La vendetta e il ricordo.

Abbiamo preparato con amore questa fantastica Sagra che da anni ci appartiene, vi aspettiamo per degustare i nostri prodotti vivendo la magia dell’arte che da sempre nel tempo ci rappresenta in Sardegna.

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Il gruppo “BANDA BENI”
era molto in voga negli anni ’70 in Sardegna!
Il loro nome tradotto significa “Va bene” Tutto a posto.
La caretteristica di questo gruppo e’ stata  soprattutto l’ironia nel raccontare la cruda realta’ dei nostri nonni , che si rispecchiano tutt’oggi fra nomignoli trascritti da generazioni .
 “ZIU LILLICCU” (Sign. Lilliccu), che state ascoltando in sottofondo, e’ il protagonista di questa storia divertente canticchiata in dialetto e rime.
Ambientata sulla vita trascorsa in miseria di un personaggio dei nostri luoghi che a malapena riesce a sopravvivere!!
L’impronta del lavoratore rozzo rafforza il concetto di poverta’, trasformando la tragedia in una fenomenale barzelletta popolare!
Calza a pennello i nostri tempi se ci si lascia trasportare dalla morale che nonostante il suo strampalato accento trascina il pungente significato.
Sposa solitamente feste famigliari dove si divide la quotidianita’ locale che ci accomuna.
TRADUZIONE DELLA CANZONE:

Quattro chili di pere, una cassa di melanzane al mercato, un chilo di fagiolini, quattro chili di pesche andate a male…
Bevo vino a piu’ non posso, mangio formaggio senza pane a colazione!
E’ la vita del “galante” senza tasche e senza tanta umanita’.

Dal mattino con l’asinello, il berretto in testa a lavorar!
Un “ratto”-merdona-, un panino, un litro di vino e’ tutto cio’ che ho da mangiar!
I fanciulli sempre a scuola non li voglio piu’ vedere qui a “marrar”-italianizzazione della parola zappare-: (piuttosto) un dottore, uno scienziato, e quell’altro che rimane coricato!

Raccogliendo carciofini con la schiena al sole, non puoi credere!
Dieci calli nei piedi, una coscia (gonfia)  come quella di una pecora.
Dice bene, lei, dottore: “ma si curi…non lo sa che puo’ morir?” Io lavoro le sue vigne, nel frattempo lei mi venga a seppellir.

Bella e’ si’ la vita, ma quando si puo’ mangiar…cosi’ mi diceva quando ero piccolo  mia madre! (“mammai”…”mammina”)  :) Oh, Yes.

Lavorando nella vigna con *Balliccu, Fisineddu e Srabadoi-Salvatore- (i “nomignoli ” dei “colleghi”). Quattro ore faticando al sole per spartirci un tozzo di pane! (coccoi..un tipo di pane).
Gliel’ho detto, venga via  da quella vigna, che’ non gli conviene piu’ !(il dottore).
Gli ho risposto “statti zitto (cittidi’), se no ti prendo a pedate nel sedere.
Ah!,guarda tu, che  faccia da schiaffi e faccia da suola di scarpa ha la gente che possiede molto denaro!
Liberta’ ci vuole solo, per noi tutti non esiste piu’ galera. Stiamo uniti nella lotta,  lo dicono i politici mattina e di sera.
Il diavolo se li prenda, e la terra non li riveda mai piu’!!

Cosi’ noi siamo in questo mondo, aspettando che arrivi l’ora di morire per dire “ah!-“finalmente!”-. Noi poveri, in questa vita lavoriamo e non diciamo neanche “bah”!
“Non ci e’ permesso  di esprimere neppure un lamento
 C’e chi ride in questa terra, c’e chi piange a diluvio ogni di’! E’ per questo che aspettiamo Gesu’ Cristo per poterlo vedere li!

“Bella e’ si la vita, ma quando si puo’ mangiar!!
Cosi’ mi diceva quando ero piccolo mia madre!”.
Lavorando nella vigna con *Balliccu, Fisineddu e Srabadoi, quattro ore faticando al sole per spartirci un  tozzo di pane.
 “Gliel’ho detto, venga via da quella vigna, che’ non gli conviene piu’!!
 Gli ho risposto… “statti zitto, se no ti prendo a pedate nel sedere”.

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Si percepisce nell’aria , l’attesa della prossima festa paesana:  “SANTA VITALIA”!
Conosciuta piu’ comunemente come detto nei nostri luoghi :”SANTA VIDA”!
Ci troviamo a Villasor (CA), seconda settimana d’ ottobre.
E’ una tra le ultime  feste a chiudere la stagione estiva folkloristica 2014 in Sardegna.
Ma volete mettere? sfilare  sui carri  con i nostri meravigliosi costumi , gli ori  autentici realizzati a mano dagli artigiani .
I cavalli  percorrono al galoppo le strade,  mentre profumano gli allori e si posano a terra tappeti di fiori .
la banda  raggruppa la folla , suona accompagnando la Santa.
“Festasa Antigasa” (feste antiche), a cui non sappiamo rinunciare , innamorati morbosamente della nostra terra.
Il palco transennato,
“Sa Cantada”, Sa cummedia”!
“I Ballusu”e is “Launeddas”!!
Si odono solamente girotondi di fisarmonica,  mentre tutti si strafogano di cibo ne ” Is Barraccasa” (Le baracche), dove si mangia con le mani il pesce e la carne accompagnati da un pinzimonio di ortaggi comuni , per lo piu’ sedano e ravanelli.
Anche i piu’ anziani accorrono  con il golfino in mano e la seggiola sotto braccio.
Attendono i fuochi che scoppieranno in cielo  chiudendo con un boato l’ultimo giorno dei festeggiamenti.

LA STORIA DELLA SANTA:

Santa Vitalia nacque a Cagliari in data imprecisata nei primi anni del secondo secolo dopo Cristo. Sospettata insieme all’amica Lucifera di essere cristiana, durante il regno del imperatore Adriano. (117 – 138); venne condannata a morte il 14 novembre dell’anno 120 .
Assieme all’amica vennero condotte all’anfiteatro romano di Cagliari detto “Coliseum” per essere sbranate dalle fiere; ma le bestie si accovacciarono ai loro piedi. Allora, vennero sottoposte a terribili supplizi e decapitate.

Lo storico rinvenimento delle reliquie di Santa Vitalia.

Il culto di Santa Vitalia si dice sia  sempre esistito ed è sempre stato tramandato nei secoli. Il culto religioso però, rifiorisce abbondantemente ed in particolar modo nel 2° decennio del secolo XVII a seguito dello storico rinvenimento delle sante reliquie.

Gli scritti e le notizie si possono consultare direttamente presso gli archivi della curia a Cagliari, qualche scritto esiste anche presso la nostra parrocchia. Questi documenti ci raccontano fatti e protagonisti come, per esempio, chi fu a dare l’impulso affinché si ricercassero i resti di corpi di santi. C’è da dire che la richiesta o l’invito fu dato non sapendo esattamente quali reliquie si sarebbero ritrovate.

Si trattò per l’appunto dell’allora arcivescovo di Cagliari, Monsignor Francesco Desquivel (di lui si trovano cenni storici nel libro ultimo di prof. Virdis “gli arcivescovi di Cagliari”) – quest’ ultimo, seguendo l’esempio dell’Arcivescovo di Sassari, nel 1614 ordina che siano rintracciate le reliquie dei santi nella Basilica paleocristiana di San SATURNINO e zona ad essa circostante corrispondente alla già esistente chiesa di San Lucifero.

Apro una parentesi per dire che, intorno a quest’avvenimento c’è pure una diceria popolare che AFFERMA: ” Monsignor Desquivel fu mosso a ordinare le ricerche delle reliquie dietro rivelazioni di un san gesuita, tal Francesco Ortolano“.

Ritornando ai fatti iniziali, tra le tante reliquie rinvenute a Cagliari, ci sono anche quelle appartenenti a Santa Vitalia. Presente alle operazioni il Vicario Generale della diocesi Cagliaritana Monsignor Sebastiano Carta, furono rinvenuti due loculi o piccoli sarcofagi; uno con l’iscrizione di tarda epoca latina che dice “Ic Iacet Benem Morie Bitalea……” in altre parole : “Qui giace la di buona memoria Vitalia“, l’altro reca l’iscirzione “Hic Requievet B. M. Lucifera” in altre parole: “Qui riposa la B.M. Lucifera“.

Da entrambe queste iscrizioni si è potuto risalire al fatto che, entrambi i resti appartenevano a donne di giovane età, entrambe martirizzate nell’anno 120 il 14 novembre (=sub die XVII Calendas Decembres) e in tal anno era imperatore romano Adriano. Il martirio di entrambe, non sorelle ma compagne di pena, è riscontrabile dalle scritte “Benem Morie” e B.M. che glottologi e studiosi ritengono indicare il martirio. Dunque entrambe vergini e martiri!

Altra usanza presso i primi cristiani era quella di, raccogliere e ricomporre in luogo sicuro, i corpi di santi e sante martirizzate per la loro fede in Cristo. Secondo un’altra tradizione i corpi venivano riposti nell’orto patrizio di Placida, anch’ essa cristiana, fino a che, cessate le persecuzioni cristiane per opera di Costantino nel 313 nel periodo in cui era Vescovo di Cagliari, Claudio, i corpi delle due martiri vennero onoratamente riposti nella chiesetta su citata in due distinti loculi. Qui poi, dopo essere state nascoste per secoli a profanazioni ad opera di invasioni barbariche, vengono rintracciati. Come già detto prima, del ritrovamento dei corpi oltre che a testimonianze oculari specifiche ci sono anche relazioni manoscritte preziose conservate presso l’archivio arcivescovile di Cagliari: “Autos originales sobre l’invencion de las reliquias des santos….“. Tra le altre cose, l’Arcivescovo Desquivel, fece ricavare nella viva roccia sotto il presbittero della Cattedrale di Cagliari, un santuario o cripta in tre distinte capelle adornate di marmi, e in serie di tante simmetriche nicchiette nella volta, tra 584 rosoni in fondo dorato scolpiti nella viva roccia e, fece onoratamente collocare le reliquie dei rispettivi santi con, al di fuori, un’effige in rilievo col nome e qualità del martirio (Cfr. G. Spano: “Guida della città di Cagliari”) Il 22 marzo del 1726 le reliquie di Santa Vitalia furono trasportate dalla chiesa di San Lucifero, ove erano custodite, e trovarono sistemazione in una nicchietta della capella centrale del Santuario. La santa è raffigurata in un bassorilievo, trafitta da una spada.

Curiosità:
Il culto di Santa Vitalia a Villasor era presente già prima del rinvenimento delle reliquie se ne ha prova nella consultazione dei “cinque libri” presso l’archivio arcivescovile di Cagliari, ove è registrato un battesimo di neonato che porta appunto il nome della santa. Infine, piccola curiosità che ha come protagonista proprio i festeggiamenti in onore di Santa Vitalia a Villasor; Fu merito dei capuccini protrarre culto e festeggiamenti in onore della santa. E’ certo che, dati i tempi di pestilenze, malanni e carestie, dimezzata la popolazione, provata in povertà da censi e tributi tra governo e feudatario, i festeggiamenti si svolgevano solo in tono solo religioso. Gli anni passano, e sviluppi politici portano la sardegna a cambiar “padrone” dagli spagnoli agli austriaci e nel 1720 ai savoiardo piemontesi. Nel 1866 vengono soppressi gli ordini religiosi e conventi, vengono confiscati i beni della chiesa e anche per i cappuccini di Villasor arriva l’ordine di sfratto dal loro convento, l’intrusione del comune anch’ esso della stessa politica, porta all’abbandono dei frati. Sono anni difficili e la popolazione di Sorres mal sopporta quest’intromissione del comune che col suo Sindaco, non lascia libertà di svolgere i festeggiamenti che la gente propone in onore di SANTA VITALIA. Ecco che allora col benestare dell’allora arcivescovo di Cagliari Palma, nel 1875 in campagna non lontano dal paese i coniugi Medda e Maria Rosa Pintus prestano terreno e spese per la costruzione della Chiesa da intitolare a Santa Vitalia.

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Tra le smorfie degli scogli piu’ assolati,
rimango estasiata dalla piu’ celeste solitudine.
Non mi faccio certo una colpa di non essere compatibile con questo mondo…
Detesto ogni moda, provo schifo per la superficialita’ che mi circonda.
Ribrezzo per tutti e chi vuole manipolare l’unica risorsa umana che ci rimane per ricominciare:
Lo Spirito.
Mi sento decisamente speciale , forse e’ meglio che nessuno  capisca, ne oda questa strana  atmosfera davanti al mare…
Il mare : ogni segreto gli si puo’ raccontare, e’ come se Dio mi si sedesse a fianco e mi ascoltasse in silenzio… Tutte le volte..
Questa immensa percezione d’amore che arriva dal silenzio..
Guardando l’orizzonte che inghiotte il sole chiamandolo Tramonto…

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la Befana una volta aveva solo le scarpe rotte..
Oggi , viaggia esattamente cosi, come una svergognata!!
In realta’ non riesce nemmeno piu’ a far fronte alle sue bollette !!
Indignata e per protesta , lascia a casa  le ultime  tra le mutande  scucite e cavalca la sua scopa spedita , seguendo la rotta del vento!!
Volete le calze??
Compratevele!! Io non le porto piu’ a nessuno!!
Sono stanca  e stufa di acquistare dolciumi per questo schifo di mondo..!!
Sono secoli che viaggio, e i piu’ assurdi sperano di sbirciare sotto la mia gonna o  addirittura  godere della fottuta mezzanotte della vigilia per rubarmi un altro anno di vita..
Eh! no!! Basta a tutto !!
Il 2014 mi ha resa  immune dal sistema umano.
Con la perdita di ogni rattoppo sulle stoffe consumate dal tempo
concludo le feste a modo mio
vi saluto  gente… con un unico “Addio”!!

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E’ ormai inverno,
la neve cade fiocco dopo fiocco.
Imbianca tutto, grosse e antiche staccionate
le braccia esauste degli alberi addormentati
cortecce diventate ormai dimora di buffi scoiattoli
mentre cervi e cerbiatti si affacciano timidi  lungo il sentiero
Tra le sue tante stelline di ghiaccio
una, vuole salire fino in cielo
Nel cielo ogni  altra stella ha preso posto formando una ghirlanda di lumini che si espandono fino a perderne il conto, nell’attesa della nascita di Gesu’.
Milly , che ogni anno rimane immobile a immortalare il Natale dietro un presepe vivente ai piedi della fontana
e’ attratta da tanta luce che arriva dall’alto al buio
e vuole farne parte.
Con l’aiuto di un carro che giornalmente trasporta il muschio fresco decide di arrivare fino alla cima dell’alta montagna e aspettare
la slitta di babbo Natale che le permettera’ di arrivare dove ha sempre sognato… lontano lontano…
Manca ormai poco alla vista delle renne
e mentre si vedono arrivare Milly si prepara per il suo fantastico viaggio.
Con un grande balzo cavalca la loro scia di nuvola
e lasciandosi la terra alle spalle sorride.
Su.. Su … sempre piu’ su…!!!
Il giro a portare nel mondo i doni e’ lungo e lei deve tenersi stretta al nastro bianco che si agita nel blu
E’ quasi mezzanotte, quando,  nell’afferrare l’ultimo pacco, Babbo Natale scivola all’improvviso!!
Milly prova a sorreggerlo, ma lui e troppo pesante per lei, e con un colpo di pancia che sembra quello di un cannone la spara via…
Milly non si vede piu’ fino a qualche secondo dopo quando arriva come un missile in picchiata consumandosi tutta!!!
E’ Natale , E’ Natale!! Esclamano in coro!!
l’ultima tra le stelle e’ caduta annunciando il principe del mondo!
Milly ha esaudito il suo ultimo desiderio , e’ stata la piu’ bella
L’ultima tra le stelle di Natale.
Simona Collu

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Dana vive in una palla di vetro. Una di quelle con la neve dentro, che si trovano sotto l’albero la mattina di Natale, di solito regalate da una vecchia zia che non vediamo da troppo tempo.

 

Una casetta che sembra di marzapane, gialla e rossa, con il fumo che esce dal camino. Un abete imbiancato dalla neve finta. Una piccola staccionata di legno chiaro. Una strada deserta che non porta da nessuna parte. È tutto qui il mondo di Dana.

 

Lei si sveglia la mattina ed esce dalla piccola porta rossa, alza il viso verso il cielo e la neve chimica le brucia le ciglia. Intorno è tutto silenzio, prova a parlare e la sua voce rimbomba come in una scatola chiusa. Appoggia le mani sul vetro curvo che delimita tutto il suo universo, le palme rivolte verso l’alto. Soffia sul vetro per farlo appannare, scrive piano con il dito qualcosa che nessuno leggerà mai, forse una richiesta d’aiuto, forse una preghiera, forse le parole di una canzone che le sembra di aver sognato la notte scorsa, una cosa completamente senza senso ora che ci pensa, dato che non esistono canzoni né musica di alcun genere lì dentro.

 

Non esiste niente, solo neve neve neve e aghi di pino schiacciati per terra. Non esiste niente, solo lei stessa e la sua bianca solitudine che la avvolge come una coperta.
 Ogni tanto qualcuno capovolge la palla di vetro e lei si ritrova a testa in giù, così, da un momento all’altro. L’unica emozione che potrà mai provare in tutta la sua vita.

 

Dana non sopporta più niente, di tutto questo. Non sopporta più la neve, il silenzio, la pace che c’è. Non riesce ad accettare di non doversi mai mettere alla prova, lottare, provare delusioni, cadere e rialzarsi. Il bianco accecante che la circonda le fa male agli occhi. Sa che nessun sole asciugherà mai le sue lacrime di ghiaccio. Odia avere il mondo a un passo e non poterlo mai raggiungere, separata da una sottilissima parete di vetro. Vorrebbe un sole forte e cattivo che sciogliesse di colpo tutta la neve, sentirla svanire sotto le sue dita che lentamente riacquistano calore. Vorrebbe vedere di che colore è la terra sotto quel manto bianco che la soffoca, se ci sono dei fiori, magari.

 

Certe volte vorrebbe solo che qualcuno, distratto, mentre spolvera la sua prigione di cristallo, inavvertitamente la faccia cadere per terra. Passa ore a immaginare il suono del vetro che si rompe in mille pezzi a contatto col pavimento, così terribile e liberatorio allo stesso tempo. Allora forse potrebbe rialzarsi, un po’ intontita dalla caduta certo, ma libera, finalmente. Con qualche fiocco ancora tra i capelli e le mani arrossate e gelide, camminare per la prima volta in una strada che, anche se non si sa dove va a finire, porta sicuramente da qualche altra parte. E mentre aspetta, seguita a sognare, seduta in un angolo con le braccia intorno alle ginocchia.

 

E intanto la neve continua a cadere.

 

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S’agitorio deis animasa nostrasa
in guss’ora, in mes’e mari
S’agitoriu deis animasa nostrasa
anca curriada s’arriu , pariada unu Dimmoniu
unu disisperu su zerriu miu
non accudia su coru fuendisiri de su dabori prusu mannu.

S’agitoriu deis animasa nostrasa
arribada attesu men s’axrobasa  e monti
arrumbuendi a tottu longu in d’una perda
arrimad’e Deusu
Appu lassau sa bia de dommu , stasiu de forza
De gust’arrorri chi mind’a pigau sa vida.

S’agitoriu deis animasa nostrasa
fadiada scongiuru po arrimmai su entu
Mirai Signori de gustu tempu lassada arregodu
de su trummentu
Arruinti is acquasa in su pommentu e frimma su ladri
in su chi eu tentu

S’agitoriu deis animasa nostrasa
sighende a Tie,  ad otteniu sa caridadi de
tottu sa zente chi  bividi cun amori  po s’onori
S’agitoriu deis animasa nostrasa
ha mottu su gelu de gussu mollenti ch’obiada
sa gherra in gusta terra

Simona Collu.

TRADUZIONE:

Il grido  delle nostre anime
in quelle ore, in mezzo al mare
Il grido  delle nostre anime
dove correva via il fiume, come un Diavolo
nella piu’ grande disperazione
mentre urlavo ad alta voce
e il mio cuore fuggiva da quel dolore mai vissuto.

Il grido delle nostre anime
arrivava lontano tra siepi di montagna
ruzzolando a grandi balzi su un masso abbandonato da Dio
Ho lasciato la via di casa, stanco per le forze spese
in quel disastro che mi ha portato via la vita

Il grido delle nostre anime
era ormai preghiera per fermare il vento
Mio Signore, questo tempo lascia tormento
Mentre le acque cadono sul pavimento
tenendo i muri e quel che fu di noi

Il grido delle nostre anime
Seguento Te Onnipotente
Ha ottenuto la carita’ di tutta la gente che vive con amore
per onore
Il grido delle nostre amime
ha ucciso quell’asino sordo
che voleva la guerra in questa terra.

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