Archivio della categoria “Argomenti vari”

    

 

  
  
  
  
  
  
   
   
  
Maestoso e' il Titolo di uno splendido traguardo raggiunto 
dall' Incantevole Fortezza che scorge all'ingresso
di un Paese del Campidano "Villasor" (CA).
In questo Luogo magico, quanto Storico 
Sabato 14 Maggio 2016
e' stata finalmente commemorata una splendida cerimonia nella quale
ha Rintonato la tromba a suon d'annuncio del vero e proprio riconoscimento.
E fu qui che "Il Gruppo Castello siviller"
"Marchesato" di Villasor, Risplendette di Fervide e Imponenti vesti ,
dai velluti di un tempo, ricomponendo personaggi e la stessa storia.
Dai Musici alle Danze, ho Potuto rivivere di persona
lo splendore di questo toccante e infinito periodo medioevale -rinascimentale.
Dopo i preparativi al cammino e il memorabile convegno
"Il Gruppo Castello Siviller" Marchesato di Villasor,
sostenuto dalle autorita' comunali culturali
ha recitato le parti meravigliose quanto nobili di espressioni
uniche, eleganti e suggestive.
E' Festa! mentre il Nastro rosso viene inciso all'Apertura 
di un patrimonio da preservare e conservare.
E in allegato scorrono le foto emozionanti 
di questo giorno, per noi d'orgoglio e memoria.
E' dovuto il Ringraziamento Ufficiale a tutti i partecipanti
quanto ideatori, nonche' al popolo entusiasta.
E nel ricordarvi che per momenti meravigliosi ,gli stessi 
possono essere contattati ed intervenire ai vostri eventi speciali
rivolgendosi a questo numero  tel 347/3500383 a Nome del Maestro Federico Vacca.
Speriamo con quest' articolo di avervi allietato l'animo di sorpresa autorevole
e personaggi ricordati ai posteri con rispetto e umilta'.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dall' Idea Bizzarra del nostro sindaco Walter Marongiu,
vuoi per passione al suo paese Natale,
vuoi per coinvolgere attivamente tutta la popolazione,
organizza una grande Festa!!
Il Castello Siviller,
antico Marchesato compie 600 anni di storia.
Quale iniziativa piu' originale se non rappresentarlo
con i veri costumi di un tempo
realizzati dagli stessi partecipanti,
fantomatici marchesi improvvisati con amore che
per tutto il mese di ottobre 2015 metteranno in risalto usanze,
musiche , ed esposizioni di lavori propri,
per ricordare le origini seppur lontane di questo
Bellissimo e antichissimo edificio,
con l'invito espressamente rivolto ai vari gruppi folcloristici
dei nostri luoghi che hanno aderito con grande gioia ,
regalando la stessa presenza a questo evento straordinario.
E che dire, di un gruppo affiatato di amici,
tra cui musicisti dello stesso paese che hanno curato
in paticolar modo tutto il rito musicale ..
I tamburelli che si odono per le strade 
sono espressamente disegnati dal Maestro Federico Vacca che
con soddisfazione e passione ha esercitato 
le prove per giornate intere con i suoi allievi
supportando l'accompagnamento.

Dalla curiosita' piu' fervida della gente incantata
per quanto ricreato semplicemente
lascio la storia di questi 600 anni di Marchesato
con quella riprodotta dallo stesso sindaco
nel sito del comune e qualche foto simbolica
di queste giornate fantastiche di immaginazione
verso tempi ormai trascorsi ma ancora degni di ricordo.


Castello Siviller
Situata al centro del paese, la "Casa Forte degli Alagon",
meglio nota come "Castello Siviller", 
rappresenta un raro esempio di architettura civile e militare in Sardegna.
Fu costruito nel 1415
per volontà di Giovanni Sivilleris (doganiere del Castello di Cagliari
e procuratore reale, nominato feudatario del paese il 27 ottobre 1414),
su autorizzazione dell'arcivescovo di Cagliari, Pietro III Spinola,
sulle rovine della chiesa parrocchiale di Santa Maria,
al fine di proteggere la zona dalle incursioni dei ribelli arborensi,
superstiti della guerra tra gli Arborea e gli Aragona durata oltre cinquanta anni.
Esso è il simbolo della rinascita del paese perchè prima della sua costruzione Villasor
era uno dei tanti paesi della decadente curatoria di Gippi.

Il suo aspetto risente ancora delle forme dei castelli medievali,
ma le sue dimensioni e le sue caratteristiche costruttive,
modificate attraverso i secoli,
gli conferiscono le sembianze di una residenza emergente nel contesto del centro 
La struttura presenta una pianta a forma di "U",
ma sembra che originariamente fosse presente un'altra ala simile a quella odierna e ad essa affiancata.
Le mura presentano alle sommità delle merlature guelfe.
Sono presenti delle finestre a cortina che ingentiliscono il severo edificio sul prospetto.

Sopra il portale principale è scolpito uno stemma di forma circolare
sormontato dalla corona marchionale.
Esso raffigura, nella metà di sinistra, sei palle,
arma della famiglia dei Da Silva, 
sovrapposte all'albero sradicato simbolo del Giudicato Arborense, e,
nella metà di destra, i pali, stemma del regno di Aragona,
e una torre alata rappresentante la famiglia Alagon.
Lo stemma sembrerebbe appartenere al casato degli Alagon Arborea De Silva,
cioè alla famiglia erede della fusione, avvenuta agli inizi del 1700,
tra il casato degli Alagon (illustre famiglia della Sardegna del 1400,
a cui aveva appartenuto, per matrimonio,
la figlia di Giovanni Sivilleri, Isabella) ed il casato dei De Silva,
con il matrimonio tra Emanuela Alagon,
marchesa di Villasor e Giuseppe De Silva Fernandez de Cordoba, conte di Cifuentes.

Nel corso della storia,
a seguito dell'abolizione del feudalesimo,
l'edificio è stato adibito a diversi usi: caserma, prigione,
sede scolastica, per essere infine abbandonato e destinato
a semplice rimessa agricola da parte dei proprietari.

La fortezza è stata acquisita al patrimonio comunale
solo nel 1991 e da quel momento, sottoposta a diverse opere di restauro,
è stata oggetto di rivalutazione da parte degli amministratori locali.

Attualmente le sale del piano terra sono sede della biblioteca comunale 
e spesso ospitano mostre e convegni. 
In un locale adiacente ha sede la sala di riunione del Consiglio Comunale, 
adibita per le occasioni a sala di celebrazione dei matrimoni civili o di incontri
di natura socio-culturale, organizzati dal Comune o da privati,
su autorizzazione comunale. piano superiore

Le sale del piano superiore attualmente non sono utilizzate,
ma è intenzione dell'amministrazione comunale destinarle ad usi 
che possano permettere una rivalutazione della fortezza 
e dell'intero territorio comunale, in termini culturali ed economici.

Il cortile esterno e quello interno all'edificio 
vengono spesso utilizzati per ospitare manifestazioni culturali
(concerti, rappresentazioni). 
Sono possibili visite ai locali previo contatto* con il Comune di Villasor.
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Bene, sei entrato nel cuore
Però ci vuoi abitare
Mi chiedi il permesso
Ed io non so che dire
Premetto che prima alla parola “amore”, tremavo

Ora che vivo la storia più libera del mondo
Che sento nell’aria il bene più profondo
A volte ho paura che crolli tutto quanto

Non è razionale, non lo puoi spiegare
Tremano le gambe mentre ride il cuore
Chiudi la finestra, che c’è troppo sole anche quando piove
Anche quando piove

Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome
Meraviglioso amore mio
Bisogna averne cura
Stringiti forte su di me
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai

Bene, facciamo progetti per questa nostra vita
Che ha tanti difetti e a volte va in salita
Ma in due la fatica diventa circostanza

Non è razionale, non lo puoi spiegare
Tremano le gambe mentre grida il cuore
Chiudi la finestra, che c’è troppo sole anche quando piove
Anche quando piove

Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome
Meraviglioso amore mio
Bisogna averne cura
Stringiti forte su di me
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai

Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome
Meraviglioso amore mio
Bisogna averne cura
Stringiti forte su di me
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai

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la Befana una volta aveva solo le scarpe rotte..
Oggi , viaggia esattamente cosi, come una svergognata!!
In realta’ non riesce nemmeno piu’ a far fronte alle sue bollette !!
Indignata e per protesta , lascia a casa  le ultime  tra le mutande  scucite e cavalca la sua scopa spedita , seguendo la rotta del vento!!
Volete le calze??
Compratevele!! Io non le porto piu’ a nessuno!!
Sono stanca  e stufa di acquistare dolciumi per questo schifo di mondo..!!
Sono secoli che viaggio, e i piu’ assurdi sperano di sbirciare sotto la mia gonna o  addirittura  godere della fottuta mezzanotte della vigilia per rubarmi un altro anno di vita..
Eh! no!! Basta a tutto !!
Il 2014 mi ha resa  immune dal sistema umano.
Con la perdita di ogni rattoppo sulle stoffe consumate dal tempo
concludo le feste a modo mio
vi saluto  gente… con un unico “Addio”!!

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E’ ormai inverno,
la neve cade fiocco dopo fiocco.
Imbianca tutto, grosse e antiche staccionate
le braccia esauste degli alberi addormentati
cortecce diventate ormai dimora di buffi scoiattoli
mentre cervi e cerbiatti si affacciano timidi  lungo il sentiero
Tra le sue tante stelline di ghiaccio
una, vuole salire fino in cielo
Nel cielo ogni  altra stella ha preso posto formando una ghirlanda di lumini che si espandono fino a perderne il conto, nell’attesa della nascita di Gesu’.
Milly , che ogni anno rimane immobile a immortalare il Natale dietro un presepe vivente ai piedi della fontana
e’ attratta da tanta luce che arriva dall’alto al buio
e vuole farne parte.
Con l’aiuto di un carro che giornalmente trasporta il muschio fresco decide di arrivare fino alla cima dell’alta montagna e aspettare
la slitta di babbo Natale che le permettera’ di arrivare dove ha sempre sognato… lontano lontano…
Manca ormai poco alla vista delle renne
e mentre si vedono arrivare Milly si prepara per il suo fantastico viaggio.
Con un grande balzo cavalca la loro scia di nuvola
e lasciandosi la terra alle spalle sorride.
Su.. Su … sempre piu’ su…!!!
Il giro a portare nel mondo i doni e’ lungo e lei deve tenersi stretta al nastro bianco che si agita nel blu
E’ quasi mezzanotte, quando,  nell’afferrare l’ultimo pacco, Babbo Natale scivola all’improvviso!!
Milly prova a sorreggerlo, ma lui e troppo pesante per lei, e con un colpo di pancia che sembra quello di un cannone la spara via…
Milly non si vede piu’ fino a qualche secondo dopo quando arriva come un missile in picchiata consumandosi tutta!!!
E’ Natale , E’ Natale!! Esclamano in coro!!
l’ultima tra le stelle e’ caduta annunciando il principe del mondo!
Milly ha esaudito il suo ultimo desiderio , e’ stata la piu’ bella
L’ultima tra le stelle di Natale.
Simona Collu

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Dana vive in una palla di vetro. Una di quelle con la neve dentro, che si trovano sotto l’albero la mattina di Natale, di solito regalate da una vecchia zia che non vediamo da troppo tempo.

 

Una casetta che sembra di marzapane, gialla e rossa, con il fumo che esce dal camino. Un abete imbiancato dalla neve finta. Una piccola staccionata di legno chiaro. Una strada deserta che non porta da nessuna parte. È tutto qui il mondo di Dana.

 

Lei si sveglia la mattina ed esce dalla piccola porta rossa, alza il viso verso il cielo e la neve chimica le brucia le ciglia. Intorno è tutto silenzio, prova a parlare e la sua voce rimbomba come in una scatola chiusa. Appoggia le mani sul vetro curvo che delimita tutto il suo universo, le palme rivolte verso l’alto. Soffia sul vetro per farlo appannare, scrive piano con il dito qualcosa che nessuno leggerà mai, forse una richiesta d’aiuto, forse una preghiera, forse le parole di una canzone che le sembra di aver sognato la notte scorsa, una cosa completamente senza senso ora che ci pensa, dato che non esistono canzoni né musica di alcun genere lì dentro.

 

Non esiste niente, solo neve neve neve e aghi di pino schiacciati per terra. Non esiste niente, solo lei stessa e la sua bianca solitudine che la avvolge come una coperta.
 Ogni tanto qualcuno capovolge la palla di vetro e lei si ritrova a testa in giù, così, da un momento all’altro. L’unica emozione che potrà mai provare in tutta la sua vita.

 

Dana non sopporta più niente, di tutto questo. Non sopporta più la neve, il silenzio, la pace che c’è. Non riesce ad accettare di non doversi mai mettere alla prova, lottare, provare delusioni, cadere e rialzarsi. Il bianco accecante che la circonda le fa male agli occhi. Sa che nessun sole asciugherà mai le sue lacrime di ghiaccio. Odia avere il mondo a un passo e non poterlo mai raggiungere, separata da una sottilissima parete di vetro. Vorrebbe un sole forte e cattivo che sciogliesse di colpo tutta la neve, sentirla svanire sotto le sue dita che lentamente riacquistano calore. Vorrebbe vedere di che colore è la terra sotto quel manto bianco che la soffoca, se ci sono dei fiori, magari.

 

Certe volte vorrebbe solo che qualcuno, distratto, mentre spolvera la sua prigione di cristallo, inavvertitamente la faccia cadere per terra. Passa ore a immaginare il suono del vetro che si rompe in mille pezzi a contatto col pavimento, così terribile e liberatorio allo stesso tempo. Allora forse potrebbe rialzarsi, un po’ intontita dalla caduta certo, ma libera, finalmente. Con qualche fiocco ancora tra i capelli e le mani arrossate e gelide, camminare per la prima volta in una strada che, anche se non si sa dove va a finire, porta sicuramente da qualche altra parte. E mentre aspetta, seguita a sognare, seduta in un angolo con le braccia intorno alle ginocchia.

 

E intanto la neve continua a cadere.

 

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S’agitorio deis animasa nostrasa
in guss’ora, in mes’e mari
S’agitoriu deis animasa nostrasa
anca curriada s’arriu , pariada unu Dimmoniu
unu disisperu su zerriu miu
non accudia su coru fuendisiri de su dabori prusu mannu.

S’agitoriu deis animasa nostrasa
arribada attesu men s’axrobasa  e monti
arrumbuendi a tottu longu in d’una perda
arrimad’e Deusu
Appu lassau sa bia de dommu , stasiu de forza
De gust’arrorri chi mind’a pigau sa vida.

S’agitoriu deis animasa nostrasa
fadiada scongiuru po arrimmai su entu
Mirai Signori de gustu tempu lassada arregodu
de su trummentu
Arruinti is acquasa in su pommentu e frimma su ladri
in su chi eu tentu

S’agitoriu deis animasa nostrasa
sighende a Tie,  ad otteniu sa caridadi de
tottu sa zente chi  bividi cun amori  po s’onori
S’agitoriu deis animasa nostrasa
ha mottu su gelu de gussu mollenti ch’obiada
sa gherra in gusta terra

Simona Collu.

TRADUZIONE:

Il grido  delle nostre anime
in quelle ore, in mezzo al mare
Il grido  delle nostre anime
dove correva via il fiume, come un Diavolo
nella piu’ grande disperazione
mentre urlavo ad alta voce
e il mio cuore fuggiva da quel dolore mai vissuto.

Il grido delle nostre anime
arrivava lontano tra siepi di montagna
ruzzolando a grandi balzi su un masso abbandonato da Dio
Ho lasciato la via di casa, stanco per le forze spese
in quel disastro che mi ha portato via la vita

Il grido delle nostre anime
era ormai preghiera per fermare il vento
Mio Signore, questo tempo lascia tormento
Mentre le acque cadono sul pavimento
tenendo i muri e quel che fu di noi

Il grido delle nostre anime
Seguento Te Onnipotente
Ha ottenuto la carita’ di tutta la gente che vive con amore
per onore
Il grido delle nostre amime
ha ucciso quell’asino sordo
che voleva la guerra in questa terra.

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In s’ora ei lagrimas
su ludu impiccada is mattasa in sa ia
spaiada  su cimentu in logu ei domusu
e su scuriu de sa motti nostra

In s’ora ei lagrimas
attesu de su coru miu
gioganta i lampusu in su celu
mostendi bentu ai nuisi

In s’ora ei lagrimas
attrippada is terrasa
su carranannai fotti de gusta disi
s’intendidi  su prantu e is boxisi, scurittu pipiu

In s’ora e i lagrimas
s’arremmangada sa genti
a torrai a bivi in sa Meri Manna
antiga e nosta  sa Sardegna.

TRADUZIONE:

Nell’ora delle lacrime

Nell’ora delle lacrime
il fango impicca gli alberi per le strade
sparge il cemento tra le case
e il buio della nostra morte

Nell’ora delle lacrime
lontano dal mio cuore
giocano i fulmini nel cielo
e mostra il vento alle nubi

Nell’ora delle lacrime
picchia le terre
il temporale forte di questi giorni
si ode il pianto  di un povero bambino

Nell’ora delle lacrime
la gente tira su le maniche dei vestiti affogati dal tempo
e torna a vivere per la Suprema Madre
Antica e Nostra Sardegna
Simona Collu.

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Con l’influenza della luna piena sei arrivata trasportando l’alta marea fino qui…
Ai piedi della Sella del Diavolo il tepore dello scirocco allontanava via tutto quello che trovava e lo disperdeva con se .
Nessuno dei tuoi fulmini mi ha spaventata, forse perche’ avevo
bisogno davvero di sentirmi strappare quell’ombrello dalle mani
e star sotto la pioggia tutto il tempo in silenzio.
Mi sento arrabbiata quanto Te.
Piacerebbe a che a me poter fare tutto sto casino intorno e sentirmi abbastanza cattiva da spazzar quel che incontro preannunciando con un dito il vortice .
Vorrei guardare in cima al Faro della citta’,  come ti accanisci sull’isola.
Come di spume s’imbatte lo scoglio fermo e subisce la tua ira fino notte fonda.
Straripando il fiume, ubbidisce  al tuo supremo apparire , nel grigiore piu’ fitto del cielo che ormai incupito piange a dirotto
picchiando la pioggia fitta sull’asfalto e i vetri.
Cleopatra: Hai fatto un giro per caso o volevi esplorare il Poetto?
Perche’ piu’ che  esplorarlo hai sepolto la spiaggia!!
Ma il tuo fascino, rimane esclusivo nella grande tempesta che hai scatenato tra luci e bagliori che ora illuminano a giorno Cagliari risparmandola dal buio di questa serata di novembre che preannuncia  la fine della nostra bella, amata e calda stagione ormai andata.

 

 

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La tarda estate e’ rimasta nell’aria
e  tra  i  biondi  cespugli ed erbe aromatiche
che colorano siepi e siepi di strada eccole…
Sterpaglie di spine non mi impediscono di
coglierle ancor stupita come ai tempi della
mia infanzia lontana.
La bicicletta posata piano  sul ciglio  dell’asfalto
battuto dai paletti.
Sono le more, che all’improvviso hanno catturato il mio sguardo
E fatto riaffiorare teneri momenti e passeggiate lungo i cactus caratteristici dei nostri luoghi.
Quanti graffi sulle mani ad impigliarmi per le loro incise ramificazioni
di sterpo.
eppure tutte le volte pensavo con un cesto in mano e la mia tovaglietta ricamata: Ce l’ho fatta! , prese!
Scorpacciate  da macchiare completamente la bocca e la lingua di un intenso colore  che smascherava la scampagnata  abusiva.
Ancor li a profumar di primo autunno si celano  acerbe e rosse
aspettando il loro tempo..
Il Tempo delle more.

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