Archivio Ottobre 2014

Il gruppo “BANDA BENI”
era molto in voga negli anni ’70 in Sardegna!
Il loro nome tradotto significa “Va bene” Tutto a posto.
La caretteristica di questo gruppo e’ stata  soprattutto l’ironia nel raccontare la cruda realta’ dei nostri nonni , che si rispecchiano tutt’oggi fra nomignoli trascritti da generazioni .
 “ZIU LILLICCU” (Sign. Lilliccu), che state ascoltando in sottofondo, e’ il protagonista di questa storia divertente canticchiata in dialetto e rime.
Ambientata sulla vita trascorsa in miseria di un personaggio dei nostri luoghi che a malapena riesce a sopravvivere!!
L’impronta del lavoratore rozzo rafforza il concetto di poverta’, trasformando la tragedia in una fenomenale barzelletta popolare!
Calza a pennello i nostri tempi se ci si lascia trasportare dalla morale che nonostante il suo strampalato accento trascina il pungente significato.
Sposa solitamente feste famigliari dove si divide la quotidianita’ locale che ci accomuna.
TRADUZIONE DELLA CANZONE:

Quattro chili di pere, una cassa di melanzane al mercato, un chilo di fagiolini, quattro chili di pesche andate a male…
Bevo vino a piu’ non posso, mangio formaggio senza pane a colazione!
E’ la vita del “galante” senza tasche e senza tanta umanita’.

Dal mattino con l’asinello, il berretto in testa a lavorar!
Un “ratto”-merdona-, un panino, un litro di vino e’ tutto cio’ che ho da mangiar!
I fanciulli sempre a scuola non li voglio piu’ vedere qui a “marrar”-italianizzazione della parola zappare-: (piuttosto) un dottore, uno scienziato, e quell’altro che rimane coricato!

Raccogliendo carciofini con la schiena al sole, non puoi credere!
Dieci calli nei piedi, una coscia (gonfia)  come quella di una pecora.
Dice bene, lei, dottore: “ma si curi…non lo sa che puo’ morir?” Io lavoro le sue vigne, nel frattempo lei mi venga a seppellir.

Bella e’ si’ la vita, ma quando si puo’ mangiar…cosi’ mi diceva quando ero piccolo  mia madre! (“mammai”…”mammina”)  :) Oh, Yes.

Lavorando nella vigna con *Balliccu, Fisineddu e Srabadoi-Salvatore- (i “nomignoli ” dei “colleghi”). Quattro ore faticando al sole per spartirci un tozzo di pane! (coccoi..un tipo di pane).
Gliel’ho detto, venga via  da quella vigna, che’ non gli conviene piu’ !(il dottore).
Gli ho risposto “statti zitto (cittidi’), se no ti prendo a pedate nel sedere.
Ah!,guarda tu, che  faccia da schiaffi e faccia da suola di scarpa ha la gente che possiede molto denaro!
Liberta’ ci vuole solo, per noi tutti non esiste piu’ galera. Stiamo uniti nella lotta,  lo dicono i politici mattina e di sera.
Il diavolo se li prenda, e la terra non li riveda mai piu’!!

Cosi’ noi siamo in questo mondo, aspettando che arrivi l’ora di morire per dire “ah!-“finalmente!”-. Noi poveri, in questa vita lavoriamo e non diciamo neanche “bah”!
“Non ci e’ permesso  di esprimere neppure un lamento
 C’e chi ride in questa terra, c’e chi piange a diluvio ogni di’! E’ per questo che aspettiamo Gesu’ Cristo per poterlo vedere li!

“Bella e’ si la vita, ma quando si puo’ mangiar!!
Cosi’ mi diceva quando ero piccolo mia madre!”.
Lavorando nella vigna con *Balliccu, Fisineddu e Srabadoi, quattro ore faticando al sole per spartirci un  tozzo di pane.
 “Gliel’ho detto, venga via da quella vigna, che’ non gli conviene piu’!!
 Gli ho risposto… “statti zitto, se no ti prendo a pedate nel sedere”.

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Si percepisce nell’aria , l’attesa della prossima festa paesana:  “SANTA VITALIA”!
Conosciuta piu’ comunemente come detto nei nostri luoghi :”SANTA VIDA”!
Ci troviamo a Villasor (CA), seconda settimana d’ ottobre.
E’ una tra le ultime  feste a chiudere la stagione estiva folkloristica 2014 in Sardegna.
Ma volete mettere? sfilare  sui carri  con i nostri meravigliosi costumi , gli ori  autentici realizzati a mano dagli artigiani .
I cavalli  percorrono al galoppo le strade,  mentre profumano gli allori e si posano a terra tappeti di fiori .
la banda  raggruppa la folla , suona accompagnando la Santa.
“Festasa Antigasa” (feste antiche), a cui non sappiamo rinunciare , innamorati morbosamente della nostra terra.
Il palco transennato,
“Sa Cantada”, Sa cummedia”!
“I Ballusu”e is “Launeddas”!!
Si odono solamente girotondi di fisarmonica,  mentre tutti si strafogano di cibo ne ” Is Barraccasa” (Le baracche), dove si mangia con le mani il pesce e la carne accompagnati da un pinzimonio di ortaggi comuni , per lo piu’ sedano e ravanelli.
Anche i piu’ anziani accorrono  con il golfino in mano e la seggiola sotto braccio.
Attendono i fuochi che scoppieranno in cielo  chiudendo con un boato l’ultimo giorno dei festeggiamenti.

LA STORIA DELLA SANTA:

Santa Vitalia nacque a Cagliari in data imprecisata nei primi anni del secondo secolo dopo Cristo. Sospettata insieme all’amica Lucifera di essere cristiana, durante il regno del imperatore Adriano. (117 – 138); venne condannata a morte il 14 novembre dell’anno 120 .
Assieme all’amica vennero condotte all’anfiteatro romano di Cagliari detto “Coliseum” per essere sbranate dalle fiere; ma le bestie si accovacciarono ai loro piedi. Allora, vennero sottoposte a terribili supplizi e decapitate.

Lo storico rinvenimento delle reliquie di Santa Vitalia.

Il culto di Santa Vitalia si dice sia  sempre esistito ed è sempre stato tramandato nei secoli. Il culto religioso però, rifiorisce abbondantemente ed in particolar modo nel 2° decennio del secolo XVII a seguito dello storico rinvenimento delle sante reliquie.

Gli scritti e le notizie si possono consultare direttamente presso gli archivi della curia a Cagliari, qualche scritto esiste anche presso la nostra parrocchia. Questi documenti ci raccontano fatti e protagonisti come, per esempio, chi fu a dare l’impulso affinché si ricercassero i resti di corpi di santi. C’è da dire che la richiesta o l’invito fu dato non sapendo esattamente quali reliquie si sarebbero ritrovate.

Si trattò per l’appunto dell’allora arcivescovo di Cagliari, Monsignor Francesco Desquivel (di lui si trovano cenni storici nel libro ultimo di prof. Virdis “gli arcivescovi di Cagliari”) – quest’ ultimo, seguendo l’esempio dell’Arcivescovo di Sassari, nel 1614 ordina che siano rintracciate le reliquie dei santi nella Basilica paleocristiana di San SATURNINO e zona ad essa circostante corrispondente alla già esistente chiesa di San Lucifero.

Apro una parentesi per dire che, intorno a quest’avvenimento c’è pure una diceria popolare che AFFERMA: ” Monsignor Desquivel fu mosso a ordinare le ricerche delle reliquie dietro rivelazioni di un san gesuita, tal Francesco Ortolano“.

Ritornando ai fatti iniziali, tra le tante reliquie rinvenute a Cagliari, ci sono anche quelle appartenenti a Santa Vitalia. Presente alle operazioni il Vicario Generale della diocesi Cagliaritana Monsignor Sebastiano Carta, furono rinvenuti due loculi o piccoli sarcofagi; uno con l’iscrizione di tarda epoca latina che dice “Ic Iacet Benem Morie Bitalea……” in altre parole : “Qui giace la di buona memoria Vitalia“, l’altro reca l’iscirzione “Hic Requievet B. M. Lucifera” in altre parole: “Qui riposa la B.M. Lucifera“.

Da entrambe queste iscrizioni si è potuto risalire al fatto che, entrambi i resti appartenevano a donne di giovane età, entrambe martirizzate nell’anno 120 il 14 novembre (=sub die XVII Calendas Decembres) e in tal anno era imperatore romano Adriano. Il martirio di entrambe, non sorelle ma compagne di pena, è riscontrabile dalle scritte “Benem Morie” e B.M. che glottologi e studiosi ritengono indicare il martirio. Dunque entrambe vergini e martiri!

Altra usanza presso i primi cristiani era quella di, raccogliere e ricomporre in luogo sicuro, i corpi di santi e sante martirizzate per la loro fede in Cristo. Secondo un’altra tradizione i corpi venivano riposti nell’orto patrizio di Placida, anch’ essa cristiana, fino a che, cessate le persecuzioni cristiane per opera di Costantino nel 313 nel periodo in cui era Vescovo di Cagliari, Claudio, i corpi delle due martiri vennero onoratamente riposti nella chiesetta su citata in due distinti loculi. Qui poi, dopo essere state nascoste per secoli a profanazioni ad opera di invasioni barbariche, vengono rintracciati. Come già detto prima, del ritrovamento dei corpi oltre che a testimonianze oculari specifiche ci sono anche relazioni manoscritte preziose conservate presso l’archivio arcivescovile di Cagliari: “Autos originales sobre l’invencion de las reliquias des santos….“. Tra le altre cose, l’Arcivescovo Desquivel, fece ricavare nella viva roccia sotto il presbittero della Cattedrale di Cagliari, un santuario o cripta in tre distinte capelle adornate di marmi, e in serie di tante simmetriche nicchiette nella volta, tra 584 rosoni in fondo dorato scolpiti nella viva roccia e, fece onoratamente collocare le reliquie dei rispettivi santi con, al di fuori, un’effige in rilievo col nome e qualità del martirio (Cfr. G. Spano: “Guida della città di Cagliari”) Il 22 marzo del 1726 le reliquie di Santa Vitalia furono trasportate dalla chiesa di San Lucifero, ove erano custodite, e trovarono sistemazione in una nicchietta della capella centrale del Santuario. La santa è raffigurata in un bassorilievo, trafitta da una spada.

Curiosità:
Il culto di Santa Vitalia a Villasor era presente già prima del rinvenimento delle reliquie se ne ha prova nella consultazione dei “cinque libri” presso l’archivio arcivescovile di Cagliari, ove è registrato un battesimo di neonato che porta appunto il nome della santa. Infine, piccola curiosità che ha come protagonista proprio i festeggiamenti in onore di Santa Vitalia a Villasor; Fu merito dei capuccini protrarre culto e festeggiamenti in onore della santa. E’ certo che, dati i tempi di pestilenze, malanni e carestie, dimezzata la popolazione, provata in povertà da censi e tributi tra governo e feudatario, i festeggiamenti si svolgevano solo in tono solo religioso. Gli anni passano, e sviluppi politici portano la sardegna a cambiar “padrone” dagli spagnoli agli austriaci e nel 1720 ai savoiardo piemontesi. Nel 1866 vengono soppressi gli ordini religiosi e conventi, vengono confiscati i beni della chiesa e anche per i cappuccini di Villasor arriva l’ordine di sfratto dal loro convento, l’intrusione del comune anch’ esso della stessa politica, porta all’abbandono dei frati. Sono anni difficili e la popolazione di Sorres mal sopporta quest’intromissione del comune che col suo Sindaco, non lascia libertà di svolgere i festeggiamenti che la gente propone in onore di SANTA VITALIA. Ecco che allora col benestare dell’allora arcivescovo di Cagliari Palma, nel 1875 in campagna non lontano dal paese i coniugi Medda e Maria Rosa Pintus prestano terreno e spese per la costruzione della Chiesa da intitolare a Santa Vitalia.

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Le avete pagate le bollette? Si?!
Perche’ in realta’, mentre percorro ogni passo della mia vita , tra rigogliosi ruscelli , impetuosi boschi di querce e lecci ,
tra impronte che lascio nella spiaggia  dietro di me
con i capelli mossi dal vento e il suono delle spume  di questo meraviglioso mare,
per le immense distese lasciate dal Signore.
Mi rendo conto che siamo arrivati in questo mondo tutti allo stesso modo.
Peccato che i piu’ egoisti si siano impossessati di un regalo che ci appartiene.
Sento questo grande amore da sempre, in ogni luogo.
Il silenzio e’ la sua maestosa voce, un richiamo di bonta’ suprema  della quale mi sazio,
e’ cosi forte tanto da indurmi a pregare scrutando l’orizzonte.
Percepisco la sua presenza, vestita di stracci,  scalza.
La sensazione piu’ forte che si prova in estrema poverta’ e’ che il Signore sia  ancor piu’ presente.
Non riesco a pregarlo se non nei luoghi in cui ,lui stesso ha progettato per noi.
Sento che non ci si deve iscrivere da nessuna parte per amarlo, ne pagare nessuna cifra  o raggiungere un compromesso economico per riceverlo nel cuore.
Sento che nessuno in questa terra deve avere la presunzione di giudicare o interpretare la fede altrui se non coltivare amore che sia degno di pronunciare il suo nome.
Sento di non dover usare l’obbligo del velo per entrare nella sua casa dinnanzi alla croce.
Sento che ogni canto e’ un messaggio per l’anima.
Sento che non ci sono figli migliori o peggiori , ci sono solo “FIGLI”!
Non sono gli umili a doversi sentire sporchi o macchiati, ma chi induce e specula  sugli stessi, ritorcendolo  come sinonimo di peccato.
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