Archivio Dicembre 2013

Ciao Italia,
Tu che affondasti come
la nave piu’ maestosa del mondo… ILTITANIC …
Mi rendo conto che e’ solo una questione di tempo e che presto la fame scoppiera’ nelle strade tra sciacallaggi ed esplosioni di ordigni
di fuoco e fumo tra la piu’ completa disperazione della gente che corre per il timore di una nuova guerra, la prossima.
Prima , seconda e terza classe….
In quei momenti non c’e tempo di pensare, devi decidere se vivere o morire e dal ponte,  guardare le scialuppe dei piu’ codardi del mondo che scampano la morte senza voltarsi mai dopo aver diviso con te il viaggio della vita di questi anni
derubandoti il futuro bruciato dallo scopo piu’ assurdo di un egoismo innato.
Non avrei mai voluto condividere queste parole sul mio diario di bordo che testimoniano il flagello della mia nazione, ma il pensiero e’ inevitabile seppur affidando alla preghiera ogni sogno che come una spiacevole previsione appare nelle mie notti costantemente.
Infondo questo Natale e’ stato una penitenza  scelta, ho trascorso in silenzio ogni attimo con consapevolezza , realizzando che c’e’ chi, non ha mai potuto godere dei miei privilegi esclusivi.
Nessuno ha diritto di piu’…
ci si sente sporchi dentro , parte lesa di un destino  costruito da altri.
Non e’ vero che ognuno vive la sua realta’ dispensando la coscIenza da tutto.
Guardando le stelle che illuminano il cielo di questo stivale pieno di fango,
chiedo perdono a chi non ha avuto il pane, il calore di una casa, una famiglia, la vita.
E se fossi tra i sopravvissuti di questa sciagura, mai Dio smetta di ricordarmi che
il dono piu’ grande che ho ricevuto sono le persone che amo
quelle che vivono di ogni mio sorriso e che si nutrono del mio amore.

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E’ ormai inverno,
la neve cade fiocco dopo fiocco.
Imbianca tutto, grosse e antiche staccionate
le braccia esauste degli alberi addormentati
cortecce diventate ormai dimora di buffi scoiattoli
mentre cervi e cerbiatti si affacciano timidi  lungo il sentiero
Tra le sue tante stelline di ghiaccio
una, vuole salire fino in cielo
Nel cielo ogni  altra stella ha preso posto formando una ghirlanda di lumini che si espandono fino a perderne il conto, nell’attesa della nascita di Gesu’.
Milly , che ogni anno rimane immobile a immortalare il Natale dietro un presepe vivente ai piedi della fontana
e’ attratta da tanta luce che arriva dall’alto al buio
e vuole farne parte.
Con l’aiuto di un carro che giornalmente trasporta il muschio fresco decide di arrivare fino alla cima dell’alta montagna e aspettare
la slitta di babbo Natale che le permettera’ di arrivare dove ha sempre sognato… lontano lontano…
Manca ormai poco alla vista delle renne
e mentre si vedono arrivare Milly si prepara per il suo fantastico viaggio.
Con un grande balzo cavalca la loro scia di nuvola
e lasciandosi la terra alle spalle sorride.
Su.. Su … sempre piu’ su…!!!
Il giro a portare nel mondo i doni e’ lungo e lei deve tenersi stretta al nastro bianco che si agita nel blu
E’ quasi mezzanotte, quando,  nell’afferrare l’ultimo pacco, Babbo Natale scivola all’improvviso!!
Milly prova a sorreggerlo, ma lui e troppo pesante per lei, e con un colpo di pancia che sembra quello di un cannone la spara via…
Milly non si vede piu’ fino a qualche secondo dopo quando arriva come un missile in picchiata consumandosi tutta!!!
E’ Natale , E’ Natale!! Esclamano in coro!!
l’ultima tra le stelle e’ caduta annunciando il principe del mondo!
Milly ha esaudito il suo ultimo desiderio , e’ stata la piu’ bella
L’ultima tra le stelle di Natale.
Simona Collu

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Dana vive in una palla di vetro. Una di quelle con la neve dentro, che si trovano sotto l’albero la mattina di Natale, di solito regalate da una vecchia zia che non vediamo da troppo tempo.

 

Una casetta che sembra di marzapane, gialla e rossa, con il fumo che esce dal camino. Un abete imbiancato dalla neve finta. Una piccola staccionata di legno chiaro. Una strada deserta che non porta da nessuna parte. È tutto qui il mondo di Dana.

 

Lei si sveglia la mattina ed esce dalla piccola porta rossa, alza il viso verso il cielo e la neve chimica le brucia le ciglia. Intorno è tutto silenzio, prova a parlare e la sua voce rimbomba come in una scatola chiusa. Appoggia le mani sul vetro curvo che delimita tutto il suo universo, le palme rivolte verso l’alto. Soffia sul vetro per farlo appannare, scrive piano con il dito qualcosa che nessuno leggerà mai, forse una richiesta d’aiuto, forse una preghiera, forse le parole di una canzone che le sembra di aver sognato la notte scorsa, una cosa completamente senza senso ora che ci pensa, dato che non esistono canzoni né musica di alcun genere lì dentro.

 

Non esiste niente, solo neve neve neve e aghi di pino schiacciati per terra. Non esiste niente, solo lei stessa e la sua bianca solitudine che la avvolge come una coperta.
 Ogni tanto qualcuno capovolge la palla di vetro e lei si ritrova a testa in giù, così, da un momento all’altro. L’unica emozione che potrà mai provare in tutta la sua vita.

 

Dana non sopporta più niente, di tutto questo. Non sopporta più la neve, il silenzio, la pace che c’è. Non riesce ad accettare di non doversi mai mettere alla prova, lottare, provare delusioni, cadere e rialzarsi. Il bianco accecante che la circonda le fa male agli occhi. Sa che nessun sole asciugherà mai le sue lacrime di ghiaccio. Odia avere il mondo a un passo e non poterlo mai raggiungere, separata da una sottilissima parete di vetro. Vorrebbe un sole forte e cattivo che sciogliesse di colpo tutta la neve, sentirla svanire sotto le sue dita che lentamente riacquistano calore. Vorrebbe vedere di che colore è la terra sotto quel manto bianco che la soffoca, se ci sono dei fiori, magari.

 

Certe volte vorrebbe solo che qualcuno, distratto, mentre spolvera la sua prigione di cristallo, inavvertitamente la faccia cadere per terra. Passa ore a immaginare il suono del vetro che si rompe in mille pezzi a contatto col pavimento, così terribile e liberatorio allo stesso tempo. Allora forse potrebbe rialzarsi, un po’ intontita dalla caduta certo, ma libera, finalmente. Con qualche fiocco ancora tra i capelli e le mani arrossate e gelide, camminare per la prima volta in una strada che, anche se non si sa dove va a finire, porta sicuramente da qualche altra parte. E mentre aspetta, seguita a sognare, seduta in un angolo con le braccia intorno alle ginocchia.

 

E intanto la neve continua a cadere.

 

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