Archivio Ottobre 2012

Le impronte  sono rimaste li dove le avevamo lasciate
il mare aspetta di rivederci per un istante
il mare  ascolta da lontano il nostro amore e ne scorge l’eco
Non avevo nulla prima di incontrarti
Non avevo nulla prima di amarti
Non ho nulla se non ho che te.
I piedi sono nudi
E’la verita’ che cammina insieme a me qui in silenzio
percorre ora  gli stessi passi
le mani strette  i vestiti bagnati
non posso strizzare i ricordi  ancora vivi e farli cadere giu’
Non ho nulla se non ho che te
Tra le spume che danzano i merletti e il bagnasciuga che mi abbraccia a se
Non ho nulla se non ho che te
sulle labbra innamorate della tua bocca ho conosciuto il sentimento e lo trattengo senza fiato mentre ti sento
scilla percorre il viso di ogni attimo
non si e’ mai persa nel ghiaccio
si e’ sciolta davanti a noi
Non ho nulla se non ho che te
Non hai nulla se non hai che me.

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Un Singolare Personaggio , attore, cantantautore, che ha fatto tacere da tempo le testate giornalistiche, del quale non si parla quasi piu’ seppur faccia parte della storia del swing e jazz  italiano durante gli anni 60.
Ad oggi  rimane musicalmente  un attuale , non appartenente  alla mia cultura musicale , non ha mai incuriosito i miei interessi  fino a qualche settimana fa,
quando incontro e conosco Il Sign. Antonio Carosini e sua figlia Giovanna, cittadini di Rovereto, e fino al 2010 titolari del club Buscaglione Roveretiano.
Il racconto della vita di Fred Buscaglione appassiona la sete del mio sapere mentre seduta ascolto la sua storia .
Si perche’ Antonio, non lo descrive come un fanatico d’oggetti o collezionista , ma come fosse stato sempre un suo intimo amico da anni.
Questo e’ motivo di stupore del mio estro, incanta  la mia mente nell’ immaginare questo “Fred” all’azione gesticolata, e arricchita di particolari nei modi  eleganti di Antonio che lo ricorda come averlo vissuto personalmente.
Da anni conserva gelosamente  oggetti donatogli dai parenti dello stesso Fred Buscaglione e da occasionali passanti che hanno condiviso il calore e l’amore che adotta nel tener vivo il ricordo.
Un montone indossato nel famosissimo film con il Grande Toto’, e del quale non aveva capito il valore fino alla visione  dello stesso  film in pellicola per caso.
Il passaporto, la spazzola per le scarpe,  le foto  e vecchissimi ritratti rigorosamente ingranditi  in uno studio fotografico di Milano.
Antonio rincorre Fred una vita , alla ricerca di dettagli personali  leggendo e interpretando la sua musica con Giovanna : sua primogenita.
Coincidenza? devozione ? Sembra  invece un segno, il  messaggio voluto da Fred Buscaglione ,
Il richiamarlo continuamente a dedicarsi  alla sua figura , un uomo  tanto acclamato e  poi comparso giovanissimo all’eta di soli 39 anni, il 3 febbraio 1960 , nel giorno ( che casualita’) piu’ freddo dell’anno :”la candelora”!
E ancora mi racconta che  a Torino leggere “Leoni ” per lui e’ sinonimo di Fred!
Perche’ la prima caramella , alla menta di Pancalieri (menta preferita di Fred) gli venne dedicata , cosi come la
famosa «senateur», scura, gommosa e al sapor di violetta, prediletta da Cavour!
Sapori pieni di nostalgici ricordi .
Mentre si diletta al pianoforte nella sua casa io ascolto  con entusiasmo l’arte che ancor ne deriva  dalla sua  fervida memoria coinvolgente.

BIOGRAFIA STORICA FERDINANDO BUSCAGLIONE IN ARTE FRED:

 

Nato a Torino da una famiglia originaria di Graglia, un paesino in provincia di Biella, amava le musica sin da bambino. Era un bambino vivace e solare ed il suo ricordo è vivo tra i vicini intervistati dai cronisti. Mostrò sin da piccolo una grande passione per la musica.
A undici anni fu ammesso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino che però abbandonò dopo tre anni di frequentazione un po’ per la scarsa simpatia rispetto alla musica classica e un po’ perché le non floride condizioni economiche della sua famiglia (il padre era pittore edile, la madre portinaia e occasionalmente insegnante di pianoforte) lo costrinsero a cercare lavoro prima in piccoli impieghi da fattorino e poi da apprendista odontotecnico.[1]
Era ancora adolescente, quando iniziò ad esibirsi nei locali notturni della città come cantante jazz: come polistrumentista era in grado anche di suonare diversi strumenti, dal contrabbasso, al violino, al pianoforte, alla tromba. Un giorno, durante una sua esibizione al Gran Caffè Ligure, viene notato da uno studente di giurisprudenza appassionato lettore di libri gialli di nome Leo Chiosso. Nasce così un sodalizio artistico che durerà fino alla prematura scomparsa di Fred.
Durante la seconda guerra mondiale viene richiamato sotto le armi e distaccato in Sardegna, dove si mette in luce organizzando spettacoli per le truppe. Viene fatto prigioniero dagli Americani, ma qualche militare statunitense nota il suo talento musicale e lo fa entrare nell’orchestra della radio alleata di Cagliari. Questo gli permise di continuare a fare musica e di sperimentare le nuove sonorità e i nuovi ritmi che venivano dagli Stati Uniti.
Dopo la fine della guerra Buscaglione rientrò a Torino e ricominciò a suonare, prima in orchestre di altri, poi fondando un proprio gruppo, gli Asternovas. Inizia quindi una vita randagia fatta di spettacoli in locali notturni di varie città d’Europa, talvolta anche di infimo ordine.
A Torino dal 1946 Fred aveva ricominciato a frequentare assiduamente l’amico Leo Chiosso, con il quale inizia a comporre canzoni. Il rapporto tra i due è praticamente simbiotico, al punto che si trasferiscono nello stesso palazzo, in due appartamenti dirimpetto l’uno all’altro. Trascorrono giorni e notti intere insieme a chiacchierare a scambiarsi idee, battute e frasi musicali che Leo annota e Fred accenna sulla tastiera del pianoforte.
Molto spesso sono canzoni un po’ strampalate, che parlano con ironia di “bulli e pupe”, di New York e di Chicago, di duri spietati con i nemici, ma sempre in balia delle donne e dell’alcool.
Nascono così le canzoni che lo faranno conoscere in tutta Italia, molte delle quali eseguite dal vivo in concerto e registrate su disco, alcune in coppia con la moglie Fatima: Che bambola, Teresa non sparare, Eri piccola così, Love in Portofino, Porfirio Villarosa (ispirata alla figura del celebre playboy Porfirio Rubirosa), Whisky facile.
Fred si calò nel personaggio, facendosi crescere un paio di baffetti e presentandosi in scena in doppiopetto gessato e cappello a larghe falde, ispirandosi a Clark Gable e ai gangster americani come apparivano nei racconti “hard-boiled” di scrittori come Damon Runyon, uno degli autori preferiti da Chiosso.
La sua discografia, nonostante la brevità della sua carriera è numerosa. Nel 1956 incise numerosissime canzoni e in quello stesso anno escono i suoi primi 33 giri. Eppure non fu facile per lui trovare una casa discografica che accettasse di incidere quelle canzoni così trasgressive e inconsuete per l’epoca. Le sue prime incisioni risalgono al 1952, alcuni pezzi standard del repertorio jazz per l’etichetta “La Voce del Padrone” (oggi pressoché introvabili), ma nessuno si sentiva di dargli l’opportunità di incidere le “sue” canzoni.
Un aiuto decisivo arrivò dall’amico Gino Latilla, che aveva ottenuto un discreto successo con la canzone Tchumbala-bey scritta dal duo Chiosso-Buscaglione. Egli insistette tanto con il direttore della sua casa discografica, la Cetra, affinché lui gli lasciasse incidere le sue canzoni, al punto da anticipare di tasca sua le spese, e così nel 1955 vide la luce il primo singolo: un 78 giri che contiene due canzoni: Che bambola/Giacomino. L’idea piacque al pubblico e il singolo vendette circa 980.000 copie in assenza di qualsiasi battage pubblicitario, e così Buscaglione incoraggiato da questo inaspettato successo decise di incidere tante altre canzoni, e sempre grazie all’appoggio di Latilla partecipò ad alcune trasmissioni radiofoniche, che contribuirono notevolmente alla sua nascente popolarità.

IL MATRIMONIO:
Nel 1949 a Lugano in un cabaret conosce un’artista maghrebina, Fatima Ben Embarek, meglio conosciuta con il nome d’arte di Fatima Robin’s, che si esibisce nello stesso locale come acrobata e contorsionista insieme al padre e alla sorella. Fred inizia a farle una corte serrata ma deve fare i conti con l’ostilità del padre della ragazza, e finisce per organizzare con lei una romantica fuga in una notte di neve, su una slitta trainata da un cavallo. I due si sposeranno nel 1953 in chiesa, dopo la conversione di lei al cattolicesimo, e lei inizierà con il marito una nuova carriera come cantante. Il loro rapporto sarà tenero ma a volte burrascoso, costellato di liti e riappacificazioni puntualmente scandite sulle pagine dei rotocalchi. Quasi sempre è la gelosia di Fatima a far scoccare la scintilla dell’ennesimo litigio. La coppia si separerà definitivamente nell’ottobre del 1959. Ma nel gennaio del 1960 i due si rivedono a Firenze, a causa di impegni artistici concomitanti (lui al “River Club”, lei allo “Chez Moi”), e Buscaglione si trattiene in città anche dopo la fine delle sue serate fiorentine. Girano voci di una riconciliazione tra i coniugi, alimentata dal fatto che Buscaglione promette di tornare nel capoluogo toscano per nuove esibizioni a febbraio, ma il destino non gliene darà il tempo.

IL SUCCESSO:
Alla fine degli anni cinquanta, Fred Buscaglione era uno degli uomini di spettacolo più richiesti, e non solo come cantante. Egli è dappertutto: nelle pubblicità, alla televisione e nei film, prima con brevi apparizioni canore, poi in ruoli autonomi incarnando quasi sempre la figura del simpatico spaccone.
La sua attività si fa sempre più frenetica: gira due o tre film contemporaneamente il mattino, registra spettacoli televisivi nel pomeriggio, incide dischi la sera e canta nei night la notte, spostandosi a bordo di una vistosa auto americana, una Ford Thunderbird che lui chiama “Criminalmente bella”, come una delle sue canzoni. Ma il successo ha per lui anche conseguenze sgradevoli, dal momento che la moglie Fatima, forse gelosa del suo successo e dei pettegolezzi apparsi sui rotocalchi che lo dipingono come un conquistatore di belle donne, e che gli attribuiscono flirt con le attrici con cui recita (soprattutto Scilla Gabel e Anita Ekberg), finisce col separarsi da lui, che si trasferisce all’Hotel Rivoli di Roma.
Forse stanco del suo personaggio di “duro”, sul finire degli anni cinquanta Fred inizia a incidere canzoni melodiche talvolta scritte anche da altri autori come: Guarda che luna, Love in Portofino, Non partir (di Giovanni D’Anzi e Alfredo Bracchi) e Al chiar di luna porto fortuna (scritta da Carlo Alberto Rossi).
Tre settimane prima della morte, in un’intervista al quotidiano Stampa Sera esprime l’intenzione di ritirarsi nel giro di due anni, affermando: “Prima che la gente mi volti le spalle, Fred il duro sparirà, ed io tornerò ad essere solo Ferdinando Buscaglione”.

LA TRAGICA MORTE:
L’incidente mortaleBuscaglione morì improvvisamente all’alba del 3 febbraio 1960 a 38 anni, in un incidente d’auto, mentre tornava al suo albergo dopo aver trascorso la notte esibendosi in un night della Capitale. La sua Ford Thunderbird color lilla, giunta all’incrocio fra via Paisiello e viale Rossini nel quartiere romano dei Parioli, si scontrò con un camion Lancia Esatau carico di porfido guidato dal ventiquattrenne Bruno Ferretti, che tentò di soccorrerlo insieme a un metronotte e a un passante. Fermarono un autobus dove caricarono il cantante, che giunse però troppo tardi all’ospedale.
Ai suoi funerali, svoltisi a Torino il successivo 5 febbraio, parteciparono decine di migliaia di persone, tra cui molte celebrità della musica e dello spettacolo ma anche tantissimi suoi ammiratori che vollero rendergli l’estremo saluto.

Nel video Antonio Carosini e Giovanna Carosini … “RICORDANDO FRED BUSCAGLIONE”

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Sotto le note della sonata in LA minore  K.310 1- Allegro Maestoso di Mozart in cuffia , passeggio per la citta’ di Rovereto arrivando fino infondo alla strada dove scorgo la Drogheria Micheli.
Sto cercando una targa, la stessa che commemora il primo concerto di Mozart in Italia a soli tredici anni.
Innamorata di questo genio della musica cammino in mezzo alla neve,  assorta da i fraseggi classici  e mi lascio cullare dai passi alla ricerca.
Per chi non lo sapesse  lascio una nota di storia della musica classica.
Via Mercerie, un tempo via Nuova è una tradizionale strada commerciale. Su un lato si aprono due stretti vicoli: calle Basadonna e calle dell’Aquila. Percorrendo il primo per un breve tratto si arriva ad un bastione circolare, residuo della cinta murata veneta; fra i due prospetta la casa Gaifas, già Albergo all’Aquila, che ospitò nel 1788 il Cagliostro e certamente illustri viandanti, forse lo stesso Montaigne in viaggio in Italia nel 1580. Il filosofo francese nel suo resoconto, scrupoloso ed imparziale, apprezza l’ospitalità dei roveretani e loda la pulizia negli alberghi locali. Da rimarcare il Palazzo Bombieri, al civico 38, come raro esempio di “Jugendstil” (1908). Ma la vera attrattiva di via Mercerie, oltre ad un vivace emporio di speziali, è il Palazzo Todeschi Micheli, al civico 14. Il portale d’ingresso forma col poggiolo del piano nobile un’espressione artistica di rara fattura. Vale la pena di osservare i particolari: anche quel piccolo battente sul portone in noce, ed il pomolo in bronzo sulla testa di moro. La lapide, sulla destra del portale, ricorda che in questo palazzo Mozart tenne il suo primo concerto in Italia, accompagnato dal padre, nel giorno di Natale del 1769. Il palazzo è oggi sede del Festival Mozart , ricorrenza annuale , per la quale e’ consueta la presenza di musicisti da ogni parte del mondo.
E’ decisamente prestigioso alternare il temperamento e la sensazione della sua presenza.
Pensare che  le sue mani siano state qui a musicare  in tenera eta’ e’ davvero emozionante sotto ogni aspetto.
Se ne percepisce l’essenza percorrendo tutta la strada.

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Nell’alba antica  cade la neve
Di quel candore se ne innamora  il ramo  morto .
Senza luce , all’imbrunire, l’ascolta addosso tra  ombra e buio.
Sembrano fiori bianchi  quelli posati
s’adagian piano sul davanzale
lascian cristalli li, oltre il marmo gelido.
La neve ha sepolto i passi  nel prato cereo
li ha riempiti di vuoto.
Adesso mi sconvolge questo silenzio
questo cielo la dove piovono fiocchi di nuvola solo per me, tutti per me.
Spariscono le case, le cose , non si scioglie mai , rimane  immobile
Intorno  ha gli angeli,  luce di fata,
carica di pudore scende  piano, non fa rumore
accarezza  il mondo  in un secondo
Adesso mi sconvolge questo silenzio
questo cielo la dove piovono  fiocchi di nuvola solo per me, tutti per me.
e dove si odono voci d’autunno ed echi di bosco mi lascio
trasportare  da un nuovo manto, il primo della stagione.

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Sembra ieri quel lontano 14 gennaio 1988…
Aspettavamo la culletta dietro la porta , aspettavo la mia sorellina con l’infermiera vestita di bianco, avvolta in fasce come un pargolo, un visetto roseo e i capelli gia’ lunghi …, quanti!… tanti !…
Non  potevo aspettare  neanche un po’ per le nuove coccole, un amore riservato a lei ,  un’attesa di nove mesi a sentire i  suoi calcetti con le dita  nella pancia della mamma.
Sono  trascorsi 24 anni da allora , e nonostante  il tempo e la lontananza costretta dal lavoro  ci separi, oggi mi sento come allora… ad aspettare  la mia sorellina  da quella porta di cielo con l’aereo del  1° novembre.
Ho come la sensazione di sentire ancora la sua  manina , vedo ancora tutte le sue bambole e i suoi nastri nel tirar su i boccoli biondi. 
Le sorelle ci chiamava….
Un velo di nostalgia  ripensare al nido che ci ha visto crescere, una casa dove  trascorsero le nostre risate  , tanti natali davanti al camino, il piumino delle cosi dette nate sul un cavolo, mentre
Il pianoforte  suonava  ingenue melodie…
Poster sull’ armadio, appunti nella scrivania , messaggi in codice e segreti tra noi  indimenticabili.
le fotoritratto di centomila sorrisi, un milione di momenti.
Eppure tutto rimane ben stampato nella memoria , persino  il profumo della nostra  presenza dentro casa.
Ancora cinque giorni per potervi stringere  al cuore forte forte.
Saranno le nuvole a guidare  l’emozione persa a guardare il sole.
Sara’ l’azzurro a  comandare i battiti  di quei minuti.
E che ne sa di noi la circostanza , si porta via  gli abbracci  delle nostre vite.
E che ne sa di noi  la malinconia, ingoia ogni  boccone e lacrima di tristezza
aspettando quel volo  d’angelo che  circondera’ di calore il  nostro ritrovarsi  insieme .
Meno 5….

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Le scarpe parlano…
E dicono tanto, non solo dei piedi e della postura di chi le possiede.
Raccontano l’anima di ognuno.
Ogni passo, sacrificio consumato nel tempo trascorso a rincorrere i motivi della vita.
E si confondono tra il ricco e il povero per scaffale  in ogni plantare , un laccio sbiadito di solitudine.
Il solco  fermo d’ usura  che trascina  via l’impronta formatasi  nel tempo.
Mio padre, racconta “Su  sabatteri” ( il ciabattino), conosceva le scarpe e le persone.
C’e’ parte di me in ogni suola rifatta, in ogni borsa rimessa a nuovo.
Nel piccolo laboratorio Sansperatino di Ignazio Tolu si respira  l’odore acre dei lucidi tra suole e chiodi appesi come da tradizione che intercorre tra  arte e artigianato.
Ho iniziato a sei anni, per me un modo di attirare l’attenzione verso mio padre.
A otto anni riuscivo a fare lo spago con le Zuddas ( setole di maiale ndr), a 11 anni ero in grado di realizzare la mia prima suola: una vera impresa per me!
Ma non sono mai riuscito a battere mio padre in velocita’, era insuperabile.
Sono un ragazzo di 37 anni che si e’ appassionato in qualcosa e ne ho fatto mestiere.
Una specie in estinzione che  sente l’animo della gente attraverso la voce delle scarpe.
Non ci sono piu’ le scarpe di una volta, quello che circola oggi e’ per lo piu’ cartone mascherato da pelle.
Una scarpa rimessa in piedi da un abile artigiano rimane messa a posto per anni e puo’ correggere una postura sbagliata .
Un tempo erano i ciabattini a realizzare interamente una scarpa con plantari correttivi, ma ora le leggi non lo permettono piu’.
Questi anni di crisi  hanno  costretto la gente a rivedere le proprie abitudini e scarpe, borse e cinture stipate negli armadi da anni  sono tornate a farsi il trucco.
Aneddoti ce ne sarebbero tanti .
Mi piace ricordarne uno in particolare…
Quando Pinuccio Sciola ( Noto Scultore di San Sperate -ca-) portava le scarpe a mio padre, usciva dalla bottega rigorosamente scalzo.
E’ un’immagine che e’ rimasta tra i miei ricordi di bambino impressa nella  mente.
Se questo fosse per me solo un lavoro avrei ceduto… , invece ho un sogno…, e non e’ diventare ricco!
Fare scuola ai ragazzi, trasmettere ai giovani questa passione  mestiere , uno stile di vita diverso, motivato.
Come mio padre fece con me.
Lui ascoltava le scarpe e capiva le persone .
Le scarpe parlano altrimenti io non sarei  “Su Sabatteri”.
(Il cuore di  Benedetto Tolu  “SU SABATTERI” de sa bidda ( il ciabattino del mio paese San Sperate  ca  )

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Sfogliare le pagine del blog , fare un tuffo  ogni tanto nei vecchi scritti
e’ stata una magia …
Quei colori e sfumature nei racconti, i commenti che sorrisero con me.
Un’ espressione fantastica condivisa, un’emozione che va oltre il tempo ,…lo spazio,
che si mantiene intatta nel pensiero e custodisce il lato piu’ profondo dell’anima nel  mio diario virtuale  su Tiscali.
E come nacque Ciresell  non lo so nemmeno io, spinta da una grande passione  che mi coinvolse sin da bambina… la scrittura …
Infondo tutti, o quanti , abbiamo sentito il bisogno di volerci ritrovare in un angolo a far colazione insieme.
Come tanti anni fa , e degli anni in cui ho conservato  con cura e stampata a grandi linee, la vecchia e prima HP datata 26 agosto 2006 con ” CARO BRUCOMELA”, una lettera scritta al mitico bruco verde del parco Cagliaritano “IL CAVALLUCCIO MARINO”, cui sono molto affezionata per ovvi motivi.
Pensate che il proprietario del Brucomela quell’anno lesse l’articolo e mi regalo’ il Gettone  di bordo come omaggio all’amore dedicato in quel post… (Lo tengo gelosamente conservato ).
Nasce cosi da qualche mese una pagina su Facebook ,  “COLAZIONE DA TISCALI” un gruppo chiuso, FONDATO dalle persone che ,fuori e dentro allo schermo del pc credono in un’amicizia al di la dell’invisibile, per chi vuole mantenere i contatti che un po’ si sono spenti per scelte personali.
Lascio la citazione della fondatrice  con affetto, e la mia prima HP,  sperando  di ritrovare ancora qualcuno tra i piu’ cari  amici di penna.

COLAZIONE DA TISCALI GRUPPO CHIUSO FACEBOOK…

Sono passati diversi anni da allora … e per allora intendo quella fase di vita in cui scrivevo con leggerezza e leggiadria,
con entusiasmo puro e priva di grandi sovrastrutturone ….
Con alcuni di voi sono rimasta in contatto … come so che anche voi avete mantenuto un legame con chi poi ha approfondito l’amicizia fuori dal Blog e niente ….. mi piaceva l’idea di una sorta di rimpatriata.

link caro bruco mela   http://ciresell.blog.tiscali.it/2006/08/25/caro_brucomela__1557883-shtml/

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E’ cominciata cosi la mia curiosita’, stamattina  al Mc Donald’s di Trento…
Mio figlio impazzisce per i colori e gli esclusivi omaggi dedicati con i babymenu’ studiati per i piu’ piccoli dal marketing attuale.
Tutto fa tendenza , e cosa non  ci si inventa perche’ la gente venga attirata nel misterioso vortice del consumo.
Nonostante  queste  grandi catene di  fast food  vengano denominate anche ritrovi di cibo spazzatura, ho voluto assecondare i suoi desideri, tornare bambina con lui per qualche ora e trascorrere un pranzo per come dire all’americana!
A dire il vero ho fatto l’ordine  con un po’ di imbarazzo  soddisfando ogni capriccio e prendendo posto alla svelta.
Poi seduta ho osservato il vassoio con attenzione….
Coca Cola….
Intorno a noi tutti Coca Cola…!!
Ormai non ci si fa piu’ caso, e’ diventata routine bere questa bibita conosciutissima, scontata ,
che’ soddisfa il palato di milioni di persone , ormai affermata da anni,
Un’azienda alle spalle che comunque non trascura una curata pubblicita’ seppur abbatta  le piu’ svariate imitazioni nel tempo.
Nasce e mantiene il rosso deciso  nella confezione che convince tutti, ma proprio tutti con un logo ormai inconfondibile e insostituibile.
Risulta cosi essere la piu’ bevuta al mondo senza rivali grazie a quel genio che l’ha  inventata , considerata da molti un digestivo durante  l’assunzione di una bomba calorica  quale “il cheeseburger”.

Non soddisfatta ho letto tutta la storia ,ve la lascio, per chi come me non la conosceva ….

Il farmacista John Stith Pemberton inventò un vino di coca chiamato Pemberton’s French Wine Coca nel 1884. Fu ispirato dal formidabile successo del vino di coca del corso Angelo Mariani, detto Vino Mariani. L’anno seguente, quando Atlanta e la Contea di Fulton (Georgia) imposero la legge del proibizionismo, Pemberton iniziò a sviluppare una versione analcolica del French Wine Coca, aggiungendo aromi di frutta, zucchero e acido citrico, riuscendo a mantenere il contenuto di cocaina che si credeva possedere miracolosi effetti benefici. Il nome Coca-Cola è stato ideato da un socio, Frank Mason Robinson, dall’insieme dei due principali ingredienti: le stimolanti foglie di coca provenienti dal Sudamerica e le aromatizzanti noci di cola, fonti di caffeina. Pemberton pubblicizzò per la prima volta la bevanda il 29 maggio dello stesso anno nel giornale locale asserendo che la sua bevanda era un medicinale con la capacità di curare le emicranie e alleviare l’affaticamento.

Nel 1887 Pemberton vendette i diritti sulla sua azienda a Asa Griggs Candler, che la incorporò nel 1888 nella Coca-Cola Corporation. Durante lo stesso anno, Pemberton vendette i diritti una seconda volta ad altri tre uomini d’affari: J.C. Mayfield, A. O. Murphey ed E.H. Bloodworth. Nel frattempo, il figlio alcolista di Pemberton, Charley Pemberton, cominciò a vendere anch’egli la sua versione del prodotto. Tre versioni di Coca-Cola, vendute da tre diverse società, erano contemporaneamente sul mercato.

Nel 1899, Candler vendette, per 1$, i diritti esclusivi per imbottigliare la Coca-Cola nella gran parte degli Stati Uniti a tre imprenditori di Chattanooga (Tennessee): Benjamin F. Thomas, Joseph B. Whitehead e John T. Lupton, che conseguentemente fondarono la Coca-Cola Bottling Company. Con l’entrata in vigore della legge Pure Food and Drug Act nel 1906 il livello di cocaina fu ridotto, e questa venne poi eliminata dal processo produttivo. Nel 1919, Candler vendette la sua società al banchiere di Atlanta Ernest Woodruff.

Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra nella seconda guerra mondiale, la Coca-Cola iniziò a fornire le sue bevande gratis ai soldati dell’Esercito. L’Esercito americano permetteva agli impiegati della Coca-Cola di entrare nella linea del fronte come “Ufficiali tecnici” al fine di approvvigionare i soldati con le bevande. Coca-Cola installò così numerosi impianti di imbottigliamento in parecchie località oltremare per assicurare la disponibilità della bevanda ai soldati, ponendo così le basi per l’espansione oltremare dell’azienda nel dopoguerra. La popolarità della bevanda esplose non appena i soldati americani ritornarono a casa e continuarono a voler gustare la bevanda.

Prima che gli Stati Uniti entrassero in guerra, la difficoltà di spedire il concentrato di Coca-Cola alla Germania nazista e ai territori occupati portò a creare una nuova bevanda dal nome Fanta. Negli anni trenta, Robert W. Woodruff diventò presidente della Coca-Cola, gestendo la bevanda e il suo destino fino alla sua morte nel 1985. Nel 1982, Coca-Cola acquistò le 2 società Columbia Pictures e Columbia Pictures Television, che possedette fino al 1989, quando le vendette alla Sony Corporation. Nel 2006 comprò l’azienda di acque minerali Fonti del Vulture (allora chiamata “Traficante”), di Rionero in Vulture (PZ). Con l’acquisizione da parte del colosso americano, Fonti del Vulture ha lanciato i suoi prodotti sul mercato nazionale ed internazionale, in particolar modo l’Acqua Lilia.

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L’inverno stava per finire,quando un grosso masso è precipitato dalla collina ed è rotolato giù sino alla valle,finendo la sua corsa sopra il tetto di un mulino.IL masso dopo aver sfondato il tetto,è caduto su una culla dove dormiva un bambino di pochi mesi:Pietro Pisano.Quando la madre è accorsa,sentito il forte boato,il bambino aveva già lasciato questo mondo.
Questa tragica storia,accaduta nel 1957 a San Lorenzo(frazione di Osilo),è il motivo ispiratore della canzone Badde Lontana,e l’autore è nato proprio in questa valle di mulini,dove viveva nel momento della tragedia.
Composta insieme ad Antonio Costa nel 1972 e incisa per la prima volta dai Bertas nel 1974,Antonio Strinna immagina che la madre del bambino ritorni nella valle il 10 di agosto, alla festa di San Lorenzo.La donna si ritrova così in una situazione di conflitto interiore con la festa e sopratutto con la valle che le ha ucciso il figlioletto.Gioia e dolore,fede e disperazione,amore e incapacità di perdonare,tutto si scontra dentro di lei,in una sorta di guerra continua,inevitabile.Ma alla fine,ecco che si affaccia uno spiraglio di luce:la donna si rivolge fiduciosa al santo,gli chiede di prenderla per mano,di farla sperare insieme a lei.
In oltre trent’anni di vita ,e dopo l’incisione dei Bertas,questa canzone ha conosciuto moltissimi interpreti,in Sardegna e nella penisola,ed è stata eseguita in molti paesi del mondo.Da tempo viene considerata parte integrante del canto popolare sardo.
Un ringraziamento particolare va ad Antonio Strinna per la disponibilità e le informazioni datemi.
Alcune foto di quelle inserite nel video sono state gentilmente messe a disposizione da Antonio.
Per ulteriori informazioni:
www.antoniostrinna.it
TRADUZIONE
Valle lontana
Sotto il cielo di mio figlio
adesso si canta per tre giorni:
valle lontana,valle di san Lorenzo
soltanto io piango pensando a te!

Me l’hai ucciso senza pietà
con una roccia rubata a Dio:
valle lontana,valle di San Lorenzo
come faccio a perdonarti?

Gente allegra e bella festa
poeti in ogni casa
voglio cantare,voglio pregare
ma il mio cuore non mi ascolta.

Dammi la mano San Lorenzo
c’è la guerra dentro di me
Dammi la mano,mi sto perdendo
fammi sperare insieme a te…..

IO CHE SONO MADRE  E NATA PER ESSERLO, IO CHE ALLA MADONNA HO AFFIDATO MIO FIGLIO FIN DALLA NASCITA.

AMO QUESTA TRISTE CANZONE DEI  “BERTAS” FAMOSISSIMO GRUPPO SARDO.

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La sardegna e’ la regione piu’ antica d’Italia.
E’ veramente affascinante riscoprire il significato e i nomi dei luoghi comuni che riferiscono abitudini sucessive, quasi superflue nel far caso a tanta bellezza .
La porta D’argento e’ il nome tradotto del Gennargentu, picco piu’ alto dell’isola, cui significato viene attribuito al colore roccioso predominante.

le rocce più antiche si formarono agli inizi dell’era Paleozoica (570-225 Ma) nel periodo Cambrico (570-500 Ma), per accumulo di sedimenti sui fondali marini profondi.
La struttura di queste rocce subì una metamorfosi dovuta alle elevate temperature dei magmi e alle gigantesche pressioni legate ai movimenti della crosta terrestre, per questo sono chiamate rocce metamorfiche.
Le rocce metamorfiche del periodo Cambrico (arenarie, calcari, dolomie, scisti) sono visibili nelle zone del Sulcis-Iglesiente (sud ovest dell’isola).
Queste zone furono le prime terre emerse della Sardegna e dunque hanno un’età di circa 600 Ma.
Compreso il famosissimo Pan di zucchero.
Nasce il Gennargentu
nei periodi successivi, Silurico (435-395 Ma) e Devonico (395-345 Ma) si formarono le rocce metamorfiche scistose del massiccio del Gennargentu.
Cosi anche il granito,nel Carbonifero (345-280 Ma) imponenti masse di roccia fusa fuoriuscirono attraverso la crosta terrestre consolidandosi però sempre nel sottosuolo: si formarono i graniti che costituiscono la vera ossatura geologica della Sardegna….
Nascono i Toneris e il  Supramonte
nell’era Mesozoica, nei periodi Triassico (225-190 Ma) e Giurassico (190-136 Ma) le terre emerse della Sardegna furono nuovamente sommerse dal mare: sui fondali, a grandi profondità, si depositò una gran quantità di sedimenti carbonatici.
Nacquero così i vasti e spessi depositi di sedimenti calcarei che poi riemersero dando origine alle spettacolari formazioni dei tacchi e dei toneri della Barbagia (NU), del Sarcidano (NU) e dell’Ogliastra (NU).
Nel Cretaceo (136-65 Ma) si formarono i calcari del Supramonte di Oliena (NU), del Golfo di Orosei (NU) e quelli della Nurra-CapoCaccia (SS).

La Sardegna diventa un’isola
fra il Cretaceo medio e l’Oligocene si formano i depositi vegetali nella zona del Sulcis (CA) che si trasformeranno nel tempo in lignite (un tipo di carbone fossile).
Nell’Oligocene (38-26 Ma) per un complesso evento tettonico (l’orogenesi alpina) nacquero le Alpi, l’Appennino, i Pirenei, la catena dell’Atlante.
La Sardegna e la Corsica, che fino a quel momento erano saldate alla massa  continentale, si staccarono dal resto del continente e, spostandosi in senso rotatorio antiorario, andarono a collocarsi nella posizione attuale al centro del Mediterraneo Occidentale.
Nel Miocene (26-5.2 Ma) una vasta zona dell’isola fu nuovamente invasa dal mare: la crosta terrestre si distese e si formò una fossa (la Fossa Sarda), estesa dal Golfo dell’Asinara al Golfo di Cagliari, che fu invasa dal mare.

successivamente … Il vulcanismo del Pliocene
nel Pliocene (5.2-1.8 Ma) sprofondò la parte di suolo nella quale oggi si trova la piana del Campidano.
Fu quello un periodo di intensa attività vulcanica riscontrabile nelle vaste colate basaltiche della Nurra (SS), dell’Anglona (SS), del Logudoro-Meilogu (SS), della Planargia (NU), della Marmilla (CA) e del Sulcis (CA).

nel Pleistocene (1.8-0.01 Ma) la fossa tettonica del Campidano (CA; OR) fu colmata dai detriti alluvionali trasportati dai fiumi che sfociavano in quel mare.
Sempre nel Pleistocene (1.8-0.01 Ma) ci furono diverse variazioni della linea di costa, in seguito all’avanzare e al regredire dei ghiacci che modellarono  il profilo  costiero dell’isola formando cosi definitivamente anche il campidano.

Infondo la storia ci racconta…,
ma  trascorrere tutta l’antichita’ in un solo istante  sul pendio , alla pari di un’ aquila reale ad un
palmo da gli occhi  e’ un miracolo di vita percorsa.

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